Venerdì 20 Giugno 2014

Yara, il fratellino: «Anche a messa

la seguiva un uomo col pizzetto»

Massimo Giuseppe Bossetti il presunto assassino di Yara Gambirasio,

L’uomo col pizzetto seguiva Yara anche in chiesa, non solo per strada. Lo aveva ricordato il fratellino (ora tredicenne) della ragazza uccisa, quando nel luglio 2012 fu sentito dagli inquirenti alla presenza di una psicologa.

«Mia sorella aveva paura di un signore in macchina che andava piano e la guardava male, quando lei andava in palestra e tornava a casa percorrendo via Morlotti», aveva dichiarato il bambino.

Nello stesso verbale - ed è la novità trapelata ieri - il tredicenne rivela che la sorella se l’era ritrovato pure a Messa: «Yara mi aveva raccontato che all’inizio dell’estate del 2009 lo stesso individuo la osservava in chiesa, seduto nello stesso banco, e armeggiava col telefonino come se stesse digitando i numeri sulla tastiera».

Non sarebbe stato un episodio sporadico, quello raccontato dal ragazzino. La sorella all’inizio ne aveva solo parlato, ma quando gli aveva indicato l’uomo in una occasione successiva,sempre seduto a pochi posti di distanza da loro, anche il tredicenne lo aveva «visto rifare quel gesto col cellulare».

Intanto la Procura di Bergamo ha fatto il punto sulle indagini. «Il puzzle è quasi completato. Ma ci guardiamo bene dal considerare il caso ancora chiuso. Ci sono gravi indizi di reato e necessità di esigenze cautelari». Quello della tragica fine di Yara Gambirasio, e dell’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti, in cella da lunedì 16 giugno. «È stata un’indagine faticosissima, ma ogni giorno qualche tassello andava a completare il puzzle» ammette il pm Letizia Ruggeri nella conferenza stampa in in Procura. «Non avete idea di quanta fatica è stata fatta in un’indagine a elenchi, con nessun testimone e ben poche telecamere funzionanti. Nei primi mesi è stato un incubo».

Poi la svolta, purtroppo tragica: «Il ritrovamento del cadavere di Yara ha dato una svolta alle indagini. Come è noto i cadaveri danno informazioni e sapere che sugli slip è stato localizzato questo dna. A questo punto il dna è stato il faro alla luce del quale proseguire le indagini».

Partendo da un punto fermo «Dopo aver riesumato il cadavere di Guerinoni, non abbiamo avuto più nessun dubbio sul fatto che fosse il padre del soggetto che stavamo cercando».

«Un’indagine impossibile, affascinante» ha aggiunto il procuratore capo Francesco Dettori. Che si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: «Sono stati impegnati svariati milioni di euro: un impegno di spesa che si è prestato a critiche totalmente ingiustificate visto il risultato al quale si è pervenuto. Quando c’è di mezzo la morte di un’adolescente di 13 anni, lo Stato non deve badare a spese. Sono state polemiche aride e stupide».

«C’è stato un apporto della scienza nelle indagini come forse mai in precedenza’»: lo ha detto Mario Parente, comandante del Ros, aggiungendo che «è stato un lavoro enorme, una prova enorme di professionalità» perché «è stato difficilissimo isolare il Dna’un’operazione di assoluta avanguardia nel settore. E non è vero che sono mancati fondi per le indagini».

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