Mercoledì 25 Giugno 2014

Yara, scelto un legale comasco

«Certo che Bossetti è innocente»

«Ha detto cose che mi hanno convinto della sua innocenza». Claudio Salvagni, il legale comasco che due giorni fa ha assunto la difesa di Massimo Giuseppe Bossetti - l’uomo accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio - ha scelto la strada del basso profilo all’uscita dal carcere di Bergamo, dove ieri ha incontrato il suo assistito.

All’esterno del carcere, alla domanda «come ha trovato Bossetti», Salvagni ha spiegato: «L’ho trovato come un uomo che si professa innocente ed è in carcere. Ora dobbiamo analizzare una montagna di carte in maniera serena».

Un passato da investigatore

Claudio Salvagni ha un passato come inquirente. Negli anni Novanta lavorava in Procura, a Como, nella polizia giudiziaria dell’allora pubblico ministero comasco Vittorio Nessi. Poi l’ingresso nella polizia locale come ufficiale, quindi la scelta professionale che lo ha portato a a sostenere l’esame di avvocato. Da lunedì Salvagni si occupa - assieme alla collega Silvia Gazzetti, inizialmente nominata d’ufficio - del caso giudiziario del momento: il delitto di Yara Gambirasio e la difesa dell’uomo che, secondo la Procura di Bergamo, è senz’ombra di dubbio l’assassino della ragazzina bergamasca. Lo scoglio più grosso da superare, al momento, è sicuramente l’esame del Dna sulla macchia di sangue trovata sui leggins di Yara. «Se si tratta di un processo scientifico, visti gli elementi presentati dall’accusa? Alla prima apparenza sembra di sì. Ma non dobbiamo fermarci alla sola apparenza. Dobbiamo guardare ogni possibilità e cercare strade alternative, come si fa per qualsiasi caso. E non fermarsi a quelle che sono le prime risultanze. Siamo in uno Stato di diritto dove fino al termine dell’iter processuale continua a vigere la presunzione di innocenza».

La nomina di Salvagni - 49 anni, studio in viale Lecco - è stato nominato a sorpresa. «Come mai la famiglia di Bossetti ha scelto me? Non lo so, ma non ha nessuna importanza - afferma l’avvocato - Comunque sono spesso in Tribunale a Bergamo. Casi come quello che sto seguendo, in genere, si contano davvero sulle dita di una mano. C’è tanto da lavorare. È un caso molto importante».

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