Martedì 03 Novembre 2009

Accordo Banca Intesa-Confindustria
Pronti 200 milioni per la ripresa

«Settembre è stato il primo mese a mostrare qualche segno di ripresa di ordini e di fatturato. Non per questo però possiamo sentirci al sicuro, anzi dal punto di vista finanziario i momenti più critici sono quelli che stanno arrivando». «Già, perché in questo momento il vero problema non è il credito, ma gli investimenti nel futuro, la spinta alla crescita. Fare impresa è difficile e complicato e tutti i giorni gli imprenditori devono fare i conti con un ritardo ormai incolmabile su infrastrutture e inefficienze del sistema paese». Da una parte Ambrogio Taborelli, presidente di Confindustria Como. Dall’altra Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa San Paolo. Due comaschi a confronto - ieri davanti ad una platea di oltre 250 industriali comaschi - su quello che resta ancora il più urgente dei problemi per le piccole industrie del territorio: la carenza di ossigeno finanziario. E nella sede in via Raimondi, attorno al tavolo, seduti tutti gli artefici del progetto, è stato presentato l’accordo che mette a disposizione degli industriali di Como un fondo di 200 milioni di euro, risorse all’interno della più ampia convenzione siglata lo scorso luglio con Confindustria e che fissa a 5 miliardi il plafond complessivo. Li mette sul tavolo Intesa San Paolo per le imprese di Confindustria Como, e li distribuisce attraverso tre strumenti finanziari dai contenuti innovativi in risposta alle precise richieste degli imprenditori. Gli obiettivi sono specifici: dal rafforzamento patrimoniale, alla gestione più flessibile dei prestiti in ammortamento fino a una linea di credito aggiuntiva ai prestiti in corso e a sostegno della liquidità aziendale. «Questo sono però gli ultimi interventi messi in campo da Banca Intesa - spiega Passera -. Ad agosto abbiamo aderito alla moratoria Abi-governo per la sospensione di 12 mesi delle rate di mutuo e leasing: ad oggi risultano concessi oltre 5mila rinvii di pagamento delle rate di mutui o leasing, di cui oltre 200 per i soli clienti di Como e provincia. Poi abbiamo aderito - spiega Passera - all’allungamento a 270 giorni della scadenza dei crediti a breve e l’erogazione di finanziamenti per il rafforzamento patrimoniale delle imprese. Forse dobbiamo inventarci ancora qualcosa di più. Ma già questi interventi fino a qualche anno fa erano letteralmente impensabili» ha sottolineato Passera. In realtà tutte le banche della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo (nella provincia di Como presente con 78 filiali di cui 4 filiali imprese e oltre 4.200 piccole imprese clienti) hanno di fatto anticipato la moratoria fin da maggio e oggi, spiega il direttore della Direzione regionale Lombardia, Bruno Bossina, «diversi segnali positivi si colgono fra gli imporenditori comaschi: la visione del futuro è migliorata di tre volte rispetto ad un anno fa, la stessa fiducia nella propria azienda è raddoppiata, è scattata la voglia di investire. E oggi le risorse necessarie sono a disposizione. Con una particolarità: il credito a disposizione aumenta, ma Basilea2 imporrà criteri che farà scendere il merito. Ma se il progetto è valido nessun dubbio: lo finanzieremo al 100%, occorre però conoscerlo». Un tema ripreso da Passera, quando invita gli imprenditori a farsi avanti. «Anche da parte delle aziende - ha affermato - si può fare molto di più per farsi conoscere. Molte aziende non hanno piani, non dico a lungo termine, ma neanche dietro l’angolo. Dobbiamo fare di più perché ora ci casca addosso, con maggiore forza di prima, l’effetto di Basilea 2 con i risultati 2009. Quando il rating scende sotto un certo di livello di credito - ha ricordato - va a incaglio, e non si tratta di cattiva volontà delle banche. É importante che anche voi - ha detto rivolgendosi agli industriali comaschi - vi rendiate conto di come siamo anche come banche». Un avvertimento importante perché secondo le stime dio Passera potrebbero essere anche 250mila le imprese a rischio in Italia. Un buon funzionamento del credito non è una condizione sufficiente per risolvere la situazione. «Il problema del credito - ha rimarcato - è molto sentito: c’è un grandissimo numero di aziende che non hanno problemi, ma c’è anche una fascia in grandissima difficoltà. Il numero cresce: fosse solo il 5% di 5 milioni stiamo parlando di 250mila aziende a rischio di sopravvivenza». E la reazione dalle imprese in parte almeno c’è già stata se il tasso di crescita del credito a Como è in crescita (+1% annuo a giugno) malgrado la forte contrazione dell’attività produttiva e degli investimenti.

s.casiraghi

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