«A Micam buyer -40%»
Le calzature comasche
cercano nuovi mercati

Il bilancio dello storico Calzaturificio Brunate dopo la partecipazione alle fiere di Dusseldorf e Milano. Chiusa l’area russa, ora si punta a crescere in Spagna

«A Micam buyer -40%» Le calzature comasche cercano nuovi mercati
Lo stand alla fiera di Dusseldorf

È mancato il 40% dei soliti clienti che circolano al Micam MIlano, fiera internazionale delle calzature conclusa il 15 marzo, secondo la prospettiva di un espositore storico, il calzaturificio Brunate, presente in fiera con la sua ultima collezione. L’azienda di Lomazzo, data di nascita 1926, oggi con 60 dipendenti, esporta in tutto il mondo il 90% dei suoi prodotti, i principali mercati di riferimento sono tradizionalmente la Germania e, con una storia più recente, la Francia.

«Domenica abbiamo osservato un ottimo afflusso di pubblico che ha continuato fino a lunedì pomeriggio - ha osservato Sara Galli, presidente di Calzaturificio Brunate e responsabile commerciale, costruisce le collezioni - poi si è bloccato tutto, mancavano tutti i clienti russi, ucraini, cinesi e giapponesi. Pochissimi gli americani».

Fino al 2019 in fiera a Milano, per calzaturificio Brunate, l’incidenza di ordini dall’area della Russia e dell’Ucraina e del Far East era attorno al 40%.

Certamente il mercato della moda e della calzatura sta attraversando un momento di stagnazione dovuto a diverse concause.

«Credo che in parte sia dovuto alle scarse vendite al dettaglio di febbraio e marzo. Questo mancato flusso ha in parte bloccato i buyer - continua Sara Galli - anche dall’Inghilterra ho incontrato un solo cliente. L’Europa era presente con Germania e Francia. Buyer anche e molti da Israele, nord e centro Europa e poi una parte dell’Europa dell’est con compratori dalla Bosnia, Montenegro, Croazia».

Il momento si presta per l’esplorazione di mercati alternativi, nuovi, in questa direzione si legge la presenza numerosa di clienti da Israele. Al contrario altri paesi, potenziali mercati di espansione, non si possono intercettare per limitazioni interne. È il caso degli Emirati Arabi sottoposti per l’import di calzature a una certificazione si origine che richiede una procedura di ottenimento complessa. Di fatto una barriera all’ingresso.

«Cerchiamo quindi di presidiare i mercati europei che sono tradizionalmente quelli a cui ci riferiamo - spiega Sara Galli - e progettiamo una implementazione dei contatti per esempio con la Spagna, in fiera si sono visti diversi buyer da questo Paese».

Pochi i tedeschi presenti, ma questo è dovuto al fatto che in Germania ci sono molto esposizioni di settore, in particolare dieci giorni fa a Düsseldorf si è svolta una fiera locale storica per la calzatura e Brunate era presente con uno stand. «Impossibile fare un confronto con Milano - commenta Sara Galli - perché quella tedesca è una fiera che nel tempo si è ridotta molto, ora è diventata regionale e non è più attrattiva per un pubblico internazionale. Anzi, si pensava che avremmo avuto visitatori anche da Olanda e Belgio vista la vicinanza, invece ne abbiamo incontrati di più a Milano».

Tra una crisi e l’altra, la moda come sempre si è rigenerata e il gusto è cambiato.

«Abbiamo presentato una collezione trasversale che contiene prodotti sportivi ed eleganti per un utilizzo quotidiano. La tendenza ora è verso articoli più comodi». Il futuro del settore oscilla tra le sneakers e i mocassini. «Ho notato - è la considerazione di Sara Galli - la ricerca di una scarpa da passeggio più strutturata, ma comunque leggera e comoda. In questo momento piacciono i mocassini, le décolleté, gli stivaletti e le ballerine». M. Gis.

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