«Aumenti insostenibili». Se va avanti così
Gabel ferma la produzione

Energia Conto raddoppiato per il gruppo tessile Gabel con 2,6 milioni di euro nei primi sette mesi dell’anno. «Anche il cotone è alle stelle, si lavora in perdita»

Ogni giorno si moltiplicano gli appelli degli imprenditori lariani per una risposta urgente agli extra costi che stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese.

«Già da ottobre 2021 si sapeva di questa nuova emergenza e non si è fatto niente per frenare i prezzi di gas ed energia - denuncia Michele Moltrasio, presidente del Gruppo Gabel, leader nella biancheria per la casa - poi si è aggiunta una somma di concause, dal massimo storico delle materie prime all’impennata dei trasporti, al cambio a sfavore dell’euro che ha fatto precipitare la situazione per cui ogni settore manifatturiero, non solo il tessile, è a rischio. Adesso resta davvero poco tempo da perdere, i margini di manovra sono stretti, l’impatto sul nostro tessuto industriale potrebbe essere devastante».

Il confronto

L’industriale spiega quanto ha dovuto “sborsare” in più per la bolletta dell’elettricità. «Nei primi sette mesi del 2022 abbiamo speso 2milioni 607 mila euro contro 1 milione 255 mila euro del 2021, su base annua si arriverà presumibilmente a 4 milioni, il doppio dello scorso anno. Importi di questa entità rappresentano un grave problema per il conto economico di ogni azienda già provato dagli altri rincari fuori controllo come l’aumento smisurato delle materie prime, nel nostro caso le quotazioni record del cotone, passato in pochi mesi da 75 a 135 dollari l’oncia. Se i numeri fossero destinati ancora a peggiorare si farebbe sempre più consistente l’ipotesi di fermare gli impianti, cosi come altre aziende hanno già fatto. Operare in queste condizioni per le imprese italiane significa produrre in perdita».

Anche perché è impossibile scaricare gli aumenti sui clienti per salvare i margini.

«In Gabel abbiamo rialzato mesi fa i listini del 5-10 % ma non basta, per coprire i maggiori costi dovremmo applicare più del 90- 95% di aumento, cosa che ci porterebbe fuori mercato e a non poter più competere - continua Moltrasio - Stiamo facendo grandi sforzi di efficientamento e ci stiamo impegnando per salvaguardare le oltre 350 famiglie che dipendono da noi, per proteggere il capitale umano di Gabel, ma occorrono interventi ragionati e profondi se si vogliono tutelare tutte le aziende, anche le Pmi che come la nostra producono ancora in Italia e rappresentano la rete industriale del nostro Paese. Per salvarci dalla delocalizzazione selvaggia, l’arrivo nel settore di grandi gruppi multinazionali abbiamo continuato ad alzare l’asticella della qualità, investito in tecnologia, migliorato l’efficienza dei processi, investito in comunicazione».

Lo scenario

Se non si esce dal tunnel con interventi di ampia portata, riguardanti anche i dazi, gli industriali vedono una progressiva desertificazione nel settore produttivo. «A partire dal nuovo millennio, quindi in corrispondenza della liberizzazione totale dei commerci internazionali e dell’introduzione dell’euro, sono sparite oltre la metà delle imprese tessili che sono alla base della filiera: produzione di filati e tessuti. Malgrado questa ecatombe, il settore tessile rimane un’eccellenza italiana nota in tutto il mondo; ed è doveroso, se si hanno a cuore le sorti di questo patrimonio, che venga tutelata anche con dazi mirati, oltre che con le misure protettive dettate dalla situazione contingente».

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