Canepa, sciopero  e appello ai politici  «Venga Di Maio»
La sede della casa madre del Gruppo Canepa a San Fermo della Battaglia

Canepa, sciopero

e appello ai politici

«Venga Di Maio»

Domani otto ore di stop e presidio all’ingresso. «Presi in giro, ora il Fondo deve tornare sui suoi passi»

E ora cosa succederà? Sono giorni di angoscia per i 450 lavoratori di Canepa spa ed una conferma in più è arrivata ieri mattina dalle assemblee organizzate dal sindacato per informare i lavoratori e con loro definire una possibile azione utile a tutelare le persone e il patrimonio di un azienda di eccellenza del distretto.

Al termine del confronto ne è sortita, con voto quasi unanime (un solo contrario), l’indicazione di proclamare uno sciopero di otto ore per turno nella giornata di domani.

Sciopero e manifestazione all’ingresso dell’azienda perché in questa fase – così si è convenuto – è utile far sì che la vertenza abbia massima visibilità, conquisti una ribalta se possibile nazionale coinvolgendo il Governo. Qualcosa in questo senso si è già mosso, l’auspicio è che la politica riesca perlomeno ad avviare un confronto con i rappresentanti di IDeA, il fondo che lo scorso anno ha acquisito la maggioranza di Canepa.

Sul repentino cambio di strategia c’è poca chiarezza. Certo sembra passato un secolo – non sei mesi – dalla dichiarazione con cui il top management del Fondo annunciò l’acquisizione di Canepa: «Garantiremo solidità finanziaria per rafforzare l’azienda e valorizzare le competenze, consolidando lo sviluppo e la crescita del gruppo – dichiararono lo scorso maggio Sara Bertolini, Managing Director e Luca Maran, Investment Director del Fondo IDeA - siamo orgogliosi di avere raggiunto un accordo con la famiglia Canepa-Saibene per lavorare insieme al rilancio di un brand prestigioso e simbolo dell’eccellenza italiana nel settore tessile di alta gamma. Crediamo che il gruppo Canepa abbia un grande potenziale di crescita legato all’ampliamento del portafoglio clienti».

Buoni propositi che, evidentemente, sono rimasti tali e che, come minimo, hanno sottratto tempo prezioso alla possibilità di rimettere l’azienda in carreggiata. Ora la scelta, forse la alternativa al fallimento, del concordato con l’obiettivo di trovare un partner industriale per mettere a fuoco una via di uscita. I tempi tecnici sono i 120 giorni (più eventuali sessanta) indicati dalla legge, l’azienda conta di chiudere un accordo prima. Non sarà semplice. «Se la prospettiva è quella della cessione - dice Doriano Battistin (Filctem Cgil) - ci batteremo per sì che sia mantenuta l’unità del Gruppo».


© RIPRODUZIONE RISERVATA