Crediti bloccati nei cassetti fiscali: «Piccole imprese a rischio chiusura»

Edilizia Cna del Lario punta a ottenere una modifica al Decreto Aiuti in sede parlamentare. Il presidente Diodato: «Situazione pesantissima per i bilanci delle aziende di Como e Lecco»

Crediti bloccati nei cassetti fiscali: «Piccole imprese a rischio chiusura»
La paralisi della cessione dei crediti sta ricadendo sulle imprese

Tante piccole e medie imprese italiane che operano all’interno della filiera dell’edilizia sono a rischio fallimento a causa dell’ingente cumulo di crediti, generati dai bonus promossi per il settore, già maturati e bloccati nei cassetti fiscali.

L’allarme arriva dalla Cna Lario e Brianza: il presidente Pasquale Diodato, insieme al segretario Ivano Brambilla, al direttore di Cna Servizi, Davide Grassi, e al segretario regionale, Stefano Binda, ha incontrato i vertici nazionali dell’associazione per evidenziare la gravità del problema.

I numeri

I numeri parlano chiaro e saranno utilizzati per sostenere le richieste di Cna inserite in un emendamento al decreto “Aiuti” attualmente all’esame del parlamento.

«Da un sondaggio realizzato tra le nostre imprese della filiera costruzioni nelle province di Como, Lecco, Monza Brianza e Varese - spiega il presidente Diodato -, emerge come il cumulo di crediti fiscali, maturati e non ceduti ad oggi, per cinquanta aziende medio piccole che hanno risposto alle nostre domande, sia complessivamente superiore ai cinque milioni di euro. Se pensiamo che il campione territoriale è limitato e ipotizziamo di estendere questi numeri a tutta Italia - prosegue -, emerge un risultato pesantissimo. Chiediamo quindi di sbloccare la situazione - dice ancora il presidente della Cna Lario e Brianza -: diversamente assisteremo ad una moria diffusa di piccole realtà che, con il volano dei bonus, hanno operato gli sconti in fattura e maturato crediti, non cedibili e congelati nel cassetto fiscale, pesantissimi per i bilanci aziendali».

Una situazione che riguarda sicuramente il cosiddetto “superbonus” al 110%, ma non nella maggior parte dei casi. Infatti le piccole e medie imprese artigiane del settore edilizia ed impiantistica hanno proposto spesso alla clientela il ricorso a bonus “minori” (50%, 65%, bonus “facciate”): tuttavia, evidenzia ancora l’associazione artigiana, la modifica in corso d’opera della normativa ha determinato una situazione oggi insostenibile.

I danni peggiori, come emerge dal sondaggio tra le imprese, derivano dagli sconti in fattura relativi ai bonus decennali che hanno prodotto crediti incagliati nei cassetti fiscali. Le aziende coinvolte sono prevalentemente pmi, ma è presente una decisa varietà rispetto all’ammontare dei crediti generati: da poco meno di 5mila euro fino a quasi un milione e mezzo di euro.

La richiesta

«Abbiamo illustrato la situazione ai vertici nazionali ed ai funzionari coinvolti direttamente nella presentazione dell’emendamento attualmente al vaglio del parlamento - afferma ancora Diodato -, supportando le motivazioni inserite nel documento ufficiale con dati numerici significativi. In sostanza - continua - nella modifica proposta si chiede lo sblocco dei crediti, anche e soprattutto quelli incagliati tra il 17 febbraio e il 30 aprile 2022 che sono rimasti immobilizzati dalla data del 1° maggio, inserita nell’ultimo decreto come spartiacque per la ripresa della cessione multipla dei crediti. Stiamo facendo tutto il possibile - conclude il presidente della Cna Lario e Brianza - per risolvere questa situazione e far ripartire le imprese del settore costruzioni».

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