Emergenza peste suina        «Va salvata la filiera»        Anche Como si prepara
Preoccupazione per allevatori e trasformatori di carne suina

Emergenza peste suina

«Va salvata la filiera»

Anche Como si prepara

Il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi: «Alla frontiera svizzera salumi italiani bloccati». Convegno di Ats Insubria per le imprese

La peste suina è anche in Italia, Piemonte e Liguria sono al momento le aree interessate. La provincia di Como non è ancora interessata dalla diffusione della malattia infettiva anche se la Lombardia è in allerta.

Si tratta di una malattia virale, proveniente dall’Africa, che colpisce suini e cinghiali selvatici. Il rischio riguarda gli allevamenti di maiali e lo stesso commercio di carni suine.

«È importante preservare la filiera, evitando che questa situazione possa diventare uno strumento di speculazione economica nei confronti del nostro territorio e colpire ingiustamente i nostri allevatori che, invece, conducono i loro allevamenti con standard di bio sicurezza molto elevati - afferma Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco - è in gioco la sopravvivenza di un intero sistema economico: valga l’esempio delle misure precauzionali adottate alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan) dove è stato previsto un temporaneo stop alle importazioni di carni e salumi made in Italy. Un provvedimento che, quindi, arriva a blindare i confini della nostra stessa provincia, con un mercato di rilievo come quello elvetico. Va comunque sottolineato che oltre il 60% delle esportazioni made in Italy di carni suine è destinato a Paesi dell’Unione Europea che, riconoscendo il principio della regionalizzazione, prevedono eventuali blocchi solo dai comuni al momento delimitati, dove peraltro l’attività di allevamento è molto contenuta. Un comportamento analogo peraltro è stato adottato anche da paesi come Regno Unito, Usa e Canada dove è diretta la maggioranza dell’export extra Ue per i casi analoghi che si sono verificati in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa. Per questo diventa ora importante un’azione diplomatica per formalizzare questo orientamento e non penalizzare la filiera».

Nelle ultime ore è stata firmata un’ordinanza interministeriale che prevede il divieto di ogni attività venatoria salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste Suina Africana: 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria.

Regione Lombardia ha instituito una task force per prevenire e contrastare la peste suina nei suoi territori. Ciò che preoccupa ora è il danno economico e sociale che potrebbe ripercuotersi anche sul nostro territorio.

«L’arrivo della peste suina ai margini delle nostre province è solo l’ultimo tassello di un disastro annunciato e del dilagare, purtroppo incontrastato, della fauna selvatica e dei cinghiali sul territorio - conclude Trezzi - I danni stanno soffocando le imprese, ci sono zone dove la convivenza con i selvatici ha superato il limite di ogni ragionevole sostenibilità, come in Val Menaggio e nell’Intelvese, ma anche in ampi areali della Valsassina lecchese, in Alto Lago e nella pianura comasca, sull’asse che la divide dalla contigua provincia di Varese. I danni provocati dai cinghiali, anche prima della minaccia della peste suina, hanno portato diverse imprese sull’orlo della resa, qualcuno ha già annunciato l’intenzione di voler chiudere. E questo non possiamo accettarlo, perché ne va dell’identità stessa di un territorio agricolo che, dalla pianura, si spinge fino alle più alte quote degli alpeggi montani, anch’essi stretti d’assedio da cinghiali e selvatici».

Perfare chiarezza sull’argomento, Ats Insubria ha organizzato un convegno, che si terrà venerdì 21 gennaio, dalle 14.30, nella sede dell’amministrazione provinciale di Como in via Borgovico 148.

«Non vogliamo creare nessun allarmismo - spiega Marco Magrini, direttore Dipartimento Veterinario e sicurezza degli alimenti di origine animale Ats Insubria - L’intento è quello di informare soprattutto gli operatori del settore e di arrivare preparati qualora ce ne fosse bisogno».

All’incontro parteciperà il professor Vittorio Sala, professore Ordinario, ora in pensione, di Malattie Infettive presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano. «Premetto che è una malattia che non interessa l’uomo, ma esclusivamente i selvatici, i cinghiali e i suini - afferma Magrini - Vogliamo creare un’azione coordinata con l’assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi di Regione Lombardia per capire quali saranno eventualmente gli interventi sanitari da intraprendere qualora si sviluppasse la malattia anche sui nostri territori».

Se si dovessero trovare dei cinghiali morti la prima cosa da fare è proprio quella di informare Ats Insubria attraverso un’apposita mail [email protected] . A breve verrà messo a disposizione anche il numero di cellulare di un veterinario sempre reperibile che darà tutte le indicazioni nel caso ci fosse necessità.


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