Energia, stangata per gli alberghi sul lago di Como. «I prezzi già aumentati del 30%»

Parla di bollette esorbitanti Umberto Butti, direttore generale del Grand Hotel Imperiale di Moltrasio

Energia, stangata per gli alberghi sul lago di Como. «I prezzi già aumentati del 30%»
Il Grand hotel Imperiale di Moltrasio

L’allarme per il caro bollette arriva anche dal settore alberghiero che pur sta vivendo una stagione record sul lago di Como.

Parla di costi esorbitanti Umberto Butti, direttore generale del Gruppo Imperiale di Moltrasio che gestisce anche l’Hotel DBH e l’Hotel Plinius a Como e il Resort Cala Sinzias in Sardegna.

«L’aumento dell’energia ha riclassificato la tabella dei costi, ora è balzato al primo posto con quello del personale- spiega Butti- Due anni fa avevamo stipulato con i nostri fornitori dei contratti molto vantaggiosi che sono scaduti lo scorso giugno. La stangata è arrivata quindi a luglio: se nel 2020 e 2021 solo per il Grand Hotel Imperiale spendevamo circa 20mila euro, adesso la voce è lievitata oltre i 90 mila euro. Ha inciso parecchio anche l’aria condizionata, che si può ridurre a casa, ma deve essere garantita in albergo. I prezzi comunque non sono più legati alla normale consuetudine di ritocco, per cui è stato inevitabile aumentare i listini».

A rischio di perdere clienti? «Per fortuna il lago di Como sta vivendo una stagione d’oro, senza precedenti, per cui abbiamo riempito senza problemi gli alberghi con tariffe più alte del 30%. Altre località italiane, meno gettonate, si sono trovare tra l’incudine e il martello, e pur di non ridurre le presenze hanno accettato di rinunciare a parte dei guadagni. Anche noi, nella struttura della Sardegna, non siamo riusciti ad assorbire il pagamento di luce e gas del mese di luglio, più che triplicato rispetto allo scorso anno, e quindi dovremo accontentarci di mettere sul tavolo meno utile».

Le lavanderie industriali

Butti esprime poi forte preoccupazione per la situazione drammatica che stanno vivendo alcune attività legate al settore dell’hospitality, a cominciare dalle lavanderie industriali.

«Queste realtà molto energivore forniscono un servizio essenziale e indifferibile, quale il noleggio e la sanificazione della biancheria per le strutture alberghiere, garantendo qualità e sicurezza igienica - evidenzia il manager - Adesso non ce la fanno più a rispettare gli accordi stipulati a inizio stagione, c’è il serio rischio che qualche impresa possa chiudere in assenza delle misure di contenimento da tempo richieste al governo: l’urgenza è indifferibile per salvaguardare l’intera filiera».

Il manager teme anche ricadute negative sull’hotellerie lariana in autunno/inverno, periodo di bassa stagione quando gli incassi sono ridotti e alcuni costi (di fatto prevalentemente fissi) hanno maggiore incidenza sul conto economico aziendale.

«Al momento le prenotazioni sia nel segmento leasure sia in quello aziendale fanno ben sperare - conclude Butti - Stiamo registrando numeri importanti su settembre e ottobre, con ospiti in arrivo dall’Europa e dagli Stati Uniti che dovrebbero aiutarci a restare aperti. A dire il vero, più delle bollette “fuori controllo” mi spaventa un’altra ondata di contagi: speriamo di non avere nuovamente misure restrittive in caso di aumento dei ricoverati negli ospedali».

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