Frontalieri, anno nero  La stima per fine anno  è di 4mila senza lavoro
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Frontalieri, anno nero

La stima per fine anno

è di 4mila senza lavoro

La proiezione del sindacato ticinese Ocst sulla base dei formulari di disoccupazione compilati. «E il 31 dicembre cesseranno gli aiuti alle imprese»

Altro che record. Nei primi nove mesi dell’anno ben 3000 frontalieri hanno perso il posto di lavoro in Ticino, un numero destinato a salire al 31 dicembre sino a quota 4000. Lo certifica il sindacato ticinese Ocst in base ai formulari di disoccupazione compilati, quelli che in gergo si chiamano moduli “Pdu1”, che servono poi per richiedere il versamento dell’indennità di disoccupazione in uno Stato dell’Unione Europea, in questo caso l’Italia.

A metà della prima ondata della pandemia da Covid-19 si era parlato di un migliaio di nostri lavoratori in Ticino senza più un’occupazione. L’Ocst - precisazione doverosa - raccoglie l’80% delle richieste relative ai formulari di disoccupazione. Dunque, alla fine, il computo totale dei frontalieri che, a causa della pandemia, sono ora disoccupati potrebbe toccare le 5 mila unità. Il segmento della ristorazione ha trascinato verso il basso il dato dei frontalieri disoccupati, ma anche il metalmeccanico ha fatto pervenire segnali negativi. Tiene - e lo si è visto anche nel report trimestrale diffuso ai primi di novembre - l’edilizia, che dà lavoro ad oggi a 7737 frontalieri, metà dei quali comaschi. A “La Provincia”, Andrea Puglia, responsabile frontalieri del sindacato ticinese Ocst, spiega che «c’è grande preoccupazione per il fatto che chiuderemo l’anno con circa 4 mila nostri frontalieri senza più un lavoro; inoltre il 31 dicembre – salvo una proroga nella quale tutti sperano - terminerà la procedura semplificata con le quali le aziende possono avere accesso all’orario ridotto. Qualora non dovessi venire rinviato questo termine, si tornerebbe alla procedura di richiesta ordinaria che prevedrebbe per le imprese passaggi burocratici più complessi». Al Canton Ticino, il Governo federale ha fatto pervenire 1 miliardo e 200 milioni di franchi sotto forma di aiuto alle imprese. Il ministro federale dell’Economia, Guy Parmelin, ha annunciato altri aiuti, ma certo la coperta comincia a diventare corta.

«Sul 1,1% di frontalieri su base trimestrale, ha pesato la presenza degli interinali, che hanno ottenuto un permesso di lavoro per brevi missioni, molti dei quali sono ancora annoverati tra i frontalieri, pur avendo terminato il periodo di lavoro. E questo perché non hanno notificato la loro posizione all’Ufficio stranieri - sottolinea Andrea Puglia -. A livello generale, la seconda ondata, i cui effetti si stanno facendo sentire in maniera importante anche in Ticino, ha ingessato il mercato del lavoro. Il Governo federale fino ad oggi è intervenuto in modo importante a sostegno del lavoro ridotto snellendo in modo importante la burocrazia. Il 31 dicembre è però dietro l’angolo e quindi auspichiamo in una proroga».

C’è poi un altro elemento di criticità, che riguarda soprattutto il settore socio-sanitario. «Il personale è sotto pressione. La sanità ticinese dà lavoro a 4300 frontalieri. Una presenza di assoluto livello e rilievo - fa notare ancora Andrea Puglia -. Il tema è che non è facile convivere con lo stress accumulato anche a seguito di questa seconda nuova ondata. I lavoratori sotto sottoposti a ritmi di lavoro molto importanti, con tutti i rischi che il Covid-19 porta purtroppo in dote». Un’ultima riflessione riguarda invece il tema del “Prima i nostri!”, slogan sbandierato dai partiti anti-frontalieri. «In qualche realtà è probabile che si sia dato più spazio ai residenti, ma credo che questa crisi riguardi tutti, ticinesi e frontalieri», chiosa Andrea Puglia.


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