«Futuro di Lechler: mi sono ispirato a un grande cuore»

Intervista ad Aram Manoukian, presidente e ad dell’azienda comasca leader nei prodotti vernicianti. Nuovi spazi: «Ora investiamo sulle persone»

«Futuro di Lechler: mi sono ispirato a un grande cuore»
Lo stabilimento Lechler di Como

Nella saletta in cui si riunisce il consiglio di amministrazione c’è una lavagna con disegnato un grande cuore rosso intorno alla piantina dello stabilimento.

Sarà un progetto creativo del marketing? Non esattamente, in quella rappresentazione c’è il concept, l’idea guida a cui farà riferimento il futuro di Lechler, azienda leader nel settore dei prodotti vernicianti (automotive, edilizia, nautica e arredo) con 600 collaboratori tra il quartier generale di via Cecilio a Como (300 persone, un terzo impiegate nei laboratori), gli stabilimenti di Foligno e Seregno e quello di Paraì nel sud del Brasile oltre alle sedi commerciali in Spagna, Germania, Francia e UK.

A spiegare cosa c’entrano le vernici con il cuore è Aram Manoukian, da tre anni al vertice di Confindustria Como, presidente a amministratore delegato dell’azienda comasca. L’incontro avviene nel suo ufficio, sulla scrivania una piccola montagna di telegrammi ed email perché è fresca la nomina a cavaliere del lavoro. «Tempo qualche giorno e risponderò a tutti» assicura l’imprenditore, sorpreso dalla quantità e dal contenuto dei messaggi di affetto ricevuti: «Ho scoperto che quella dei cavalieri è una piccola community unita da idee e valori condivisi e la circostanza mi ha fatto molto piacere» spiega Manoukian il cui primo pensiero, il giorno dopo il decreto di Mattarella, è stato però per la sua di community, quella delle persone in azienda: «Devo tanto all’insegnamento di chi mi ha preceduto, ma questo riconoscimento è per tutti i nostri collaboratori».

E allora torniamo al cuore, per quale ragione ritiene quel disegno così importante?

È un cuore diviso a metà. In una parte dell’azienda c’è la “chimica della materia” che comprende tutte le attività che sono focalizzate sulla produzione e va da sé che in una manifattura questo sia un aspetto di assoluto rilievo. C’è però un’altra parte, altrettanto importante, che ho voluto definire “chimica delle relazioni” ed è quel patrimonio intangibile di cultura che trasforma un gruppo più o meno vasto di persone in una squadra con un’anima, una chiara consapevolezza del senso di ciò che fa nel presente e una nitida visione dell’obiettivo futuro che sta cercando di raggiungere. È un fattore chiave in ogni azienda: quando un imprenditore, magari in una fase di particolare difficoltà, avverte che con lui c’è una community aziendale unita e forte, per un verso sente il peso di una grande responsabilità ma per l’altro ricava una benzina straordinaria in termini di motivazione. Credo sia soprattutto in virtù di questo che tanti imprenditori comaschi, nonostante le enormi difficoltà che devono affrontare, dimostrano una tenacia fenomenale e non mollano mai.

Per quale ragione, ora, l’immagine del cuore sulla lavagna?

Il cuore è una rappresentazione del concept che sta informando l’evoluzione di Lechler e che, qui nella sede principale alle porte di Como, si tradurrà nell’arco dei prossimi due anni in una profonda riorganizzazione per dare nuovi e adeguati spazi a tutto l’ambito non strettamente produttivo. Il progetto è creare un Lechler Village, un luogo dove coesistono tante funzioni diverse. Sono in fase di costruzione nuove palazzine dove trasferiremo gli uffici, la ristorazione aziendale, l’area commerciale, l’academy per la formazione interna e dei clienti. Verrà realizzato anche uno spazio espositivo per raccontare attraverso immagini e oggetti ciò che sappiamo fare utilizzando il colore. E poi, in prospettiva, c’è anche il progetto di valorizzare l’area boschiva alle spalle dello stabilimento creando un percorso che sarà a disposizione delle nostre persone. La “chimica delle relazioni” anima anche il progetto dedicato in particolare ai nuovi assunti: una piattaforma digitale - “on boarding” l’abbiamo chiamata – con una serie di pillole video per acquisire consapevolezza di ciò che siamo, di ciò che produciamo e soprattutto di quali sono i punti di riferimento per lo sviluppo futuro.

Ha usato l’espressione Lechler Village. Al centro del futuro insediamento cosa ci sarà?

Al centro, in senso ideale ma anche fisico, ci saranno gli spazi dei nostri laboratori in cui lavora un terzo degli addetti della nostra sede comasca. L’attività di ricerca e sviluppo è in fondo un ideale punto di contatto tra la chimica della materia e quella delle relazioni, tra il manufatto e le risorse umane.

Il tema delle risorse umane è indicato come uno dei principali ostacoli per il sistema produttivo con tante imprese, nei settori più diversi, che faticano a trovare collaboratori. Quale idea si è fatto di questo problema?

Confindustria, non da ora, segue con grande attenzione il tema dell’education. Molto è stato fatto sul fronte dell’orientamento, ai vari livelli, per cercare di promuovere la formazione tecnica e scientifica. Il nome, forse, non è felice ma gli Its sono uno strumento valido su cui vale la pena puntare. Ancora di più, però, è possibile fare. Lamentarsi non porta a nulla, credo che innanzi tutti noi imprenditori siamo chiamati a domandarci cosa possiamo fare per affrontare questo problema.

Nei giorni scorsi ha partecipato all’inaugurazione del Salone del Mobile. Quale idea ne ha ricavato?

L’intervento della presidente, Maria Porro, mi ha interessato per contenuti e intensità emotiva. Mi ha colpito l’idea di un Salone che, al di là dell’aspetto commerciale, è luogo di ritrovo e confronto di tutta la community del design e dell’arredo.

Qual è la situazione operativa in questa fase?

Il livello degli ordini è buono e siamo in linea con il target di fatturato che è intorno ai 150 milioni. Ciò che preoccupa è l’incertezza, la guerra ha aggravato le difficoltà che preesistevano relative all’energia e alle materie prime e l’impatto dei rincari, in un settore di trasformazione come la chimica, è importante. Nonostante il contesto, abbiamo deciso di non frenare gli investimenti che avevamo programmato; anzi se possibile, mi riferisco al cantiere aperto, abbiamo cercato di accelerare. Certo, il quadro generale non è del tutto positivo, fa riflettere il calo degli investimenti non solo delle piccole imprese la cui scelta può essere legata all’aumento dei tassi ma anche della grande industria e questo in prospettiva è un segnale che qualche preoccupazione la dà.

Tra qualche giorno si vota, quale idea si è fatto dei candidati e delle proposte che sono in campo?

Il mio è un auspicio, Como, che talvolta dà come l’impressione di essere una città distratta, ha la necessità di ritrovare anima e fiducia che sono i presupposti per la collaborazione e una vera coesione sociale. La sfida del futuro sindaco, al di là dei programmi, si gioca su questo terreno e temo non sarà una sfida semplice.

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