Il cavallo nei campi  «È un modo sano  per fare agricoltura»
L’aratro tirato da un cavallo nella giornata dimostrativa di sabato scorso

Il cavallo nei campi

«È un modo sano

per fare agricoltura»

La propostaL’iniziativa fatta da due agriturismo

Gli animali usati per arare i prati e tirare la legna

«Potrebbero essere usati dalle piccole aziende»

Un campo, un aratro, un cavallo (da lavoro). E l’uomo. Un’immagine aulica che è stata rappresentata a cura dei due agriturismo di Castione “via del Campo” e di Caiolo “Sentiero Valtellina” che sabato 16, al “Sentiero”, hanno riproposto la figura del cavallo protagonista delle lavorazioni agricole e rispolverare un “vecchio” (sano) modo di vivere l’agricoltura: l’aratura.

Dimostrazione pratica

Aprile non è proprio il tempo per questa pratica preparatoria autunnale, i prati verdi stridevano di vita con l’incedere maestoso dell’animale e degli uomini, ma lo scopo di Massimo Pizzatti (Agriturismo “Via del Campo”) è stato raggiunto: «Con Carlo e Patrizia (ma soprattutto Azzurra) abbiamo provato l’aratro e mi ritengo soddisfatto. Ci tenevo a fare vedere quello che può significare un cavallo da lavoro in un posto come i nostri: arare, ma anche trascinare legna nel bosco, portare carichi col basto e altro e... costa meno del trattore. Servono l’uno e l’altro, per carità, ognuno nel suo àmbito, ma consideriamo – scherza Massimo, ma neanche tanto - che due cavalli, maschio e femmina, fanno un cavallino (e la famiglia cresce), mentre due trattori non fanno... un trattorino! Un ritorno al romanticismo l’uso del cavallo, ma con uno sfondo pratico per la sua utilità, al di là del rapporto emotivo con l’animale, la terra, l’ambiente, il silenzio; non ci sono emissioni, no consumo di carburante... Se un certo numero di persone si appassionasse a questa proposta, avrei organizzato per questo autunno – conclude Massimo Pizzatti - un corso specifico sull’utilizzo del cavallo da lavoro, un argomento che ritengo molto interessante».

Gli aspetti positivi

Catia Busani, del “Sentiero Valtellina”, conferma che tutto il discorso vuol portare a un modo di fare agricoltura sano: «Ovviamente destinato ad aziende piccole ed è un modo di coltivare la terra con rispetto della stessa e, di conseguenza, della salute di chi poi si siede ai nostri tavoli. Attività faticosa, sì, che ripaga in termini di genuinità delle proposte, ma lo fa dal punto di vista della soddisfazione, se non proprio… economici. Chi fatica di più? Secondo me chi è dietro l’aratro – sorride Catia –, invece il cavallo è più attrezzato». «Noi da sempre abbiamo la passione dei cavalli – completa Barbara Galimberti, moglie di Massimo – e pure per un tipo di esistenza che esca un attimo... dalle righe dell’attuale concezione di vita, una “bio-vita”. Abbiamo cavalli da monta, cavalli da lavoro, una azienda agrituristica a mezza montagna, difficilmente accessibile con macchine e quindi ci siamo orientati all’uso dei cavalli; abbiamo frequentato un corso in Piemonte, acquistato gli attrezzi idonei (cassin) ed è nata la passione per questo tipo di lavoro che da noi può avere un senso e stiamo cercando di allargarlo, promuoverlo anche per gli altri agricoltori, sia che lo facciano per hobby, sia per lavoro».

«Oggi è stata organizzata la giornata aperta sul cavallo da lavoro (non proprio affollata, per la verità) proprio per “saggiare” se ci sono interesse e volontà per questo tipo di attività. Siamo assertori che la “de-crescita” è l’unica lingua, in questo momento, che possa avere un senso. Trovarsi un campo arato, senza avere respirato fumi di scarico, senza sopportare rumori... stiamo sempre parlando di piccole aziende, con l’animale come costo iniziale ben inferiore a quello meccanico, l’animale si riproduce e la... manutenzione è molto relativa: tutti elementi da ponderare».

La star di giornata è stata Azzurra, una cavalla avelignese, animale forte ed equilibrato in zone montane, utile nel fronteggiare situazioni improvvise.


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