Il lavoro si trova
Ecco le professioni
richieste sul Lario

L’indagine condotta dal progetto Roadjob su 92 imprese delle province di Como, Lecco e Monza. Per il 79% scarsità di candidati con i requisiti minimi

Le aziende assumono, ma che fatica. E se le difficoltà maggiori nel reperire personale adeguato riguardano gli operai specializzati (oltre un caso su tre), anche su altri profili si riscontra qualche problema.

L’indagine

È quanto emerge dall’esito dell’indagine di Roadjob: le opportunità nell’industria dei territori di Como, Lecco e Brianza non mancano in questo periodo.

La classifica delle figure più cercate sul mercato del lavoro è densa. Sono 92 le aziende hanno partecipato all’indagine e che nella ricerca di personale qualificato hanno anche incontrato ostacoli. Vengono messe a fuoco tre esigenze fondamentali per cui si vuole reperire il profilo giusto. Da una parte consentire il funzionamento degli impianti e dei macchinari, quindi mantenere gli asset produttivi in efficienza e infine poter impostare un’efficace organizzazione in linea con le necessità del mercato, sempre più frenetico ed esigente. Così il 36,7% segnala la scarsità di manutentori specializzati, il 30% la mancanza di operatori macchina, il 22,4% dei disegnatori meccanici, il 15% di tecnici dell’automazione. Ma anche dare risposte in termini commerciali è impegnativo: il 14,3% non trova figure di venditori in grado di relazionarsi con l’estero.

Quasi il 60% proviene dal settore metalmeccanico, subito dopo legno e arredo, tessile e alimentare. Sono toccati il chimico-farmaceutico, il commercio e i servizi all’industria. Il 54,1% delle aziende ha meno di 50 dipendenti e il 35,6% meno di 250. Insomma, uno specchio del territorio sia in termini di dimensioni sia di settori.

Un segnale importante, quello mandato da Roadjob, progetto avviato da una rete di imprenditori, manager, professionisti e scuole, proprio per cercare di attenuare questi problemi. Lo scopo è – si ricorda - una nuova relazione dell’industria con il territorio e il tessuto sociale. Questa indagine segue a una serie di iniziative già andate a segno come convegni su innovazione e trasformazione digitale, tappe a scuola, colloqui tra gli studenti e gli imprenditori con ruoli scambiati.

I motivi

Ma perché è così arduo trovare le figure giuste? Per il 79% pesa la scarsità di candidati con le qualifiche minime: ciò significa poca esperienza (75%), ma anche (27%) lacune sulle competenze comunicative e relazionali oggi più che mai cruciali. Riaffiora poi la perdita di interesse dei giovani per le professioni tecniche. Ma anche il futuro, o meglio il presente, pongono di fronte a una mancanza di figure nuove e importanti oggi.

Un paradosso sottolineato da Enrico Millefanti, dell’agenzia formativa Enaip ed esponente di Roadjob: «Aumenta la concorrenza delle aziende su un numero sempre più ridotto di professionisti e cresce la forbice con i lavoratori che non hanno goduto di aggiornamento professionale, ma anche con i giovani che provengono da percorsi formativi distanti dalle effettive opportunità lavorative».

Certo le imprese sono determinate a reagire con iniziative come questa, sottolinea l’avvocato Primo Mauri, che guida l’associazione: «Abbiamo tante opportunità di lavoro, in aziende che si stanno trasformando per vincere le sfide dei mercati internazionali e per cogliere le straordinarie opportunità delle nuove tecnologie. Allo stesso tempo le figure che servono sembrano introvabili. Un tema risaputo ormai, e proprio per questo abbiamo deciso di affrontarlo in prima persona. L’indagine ha il merito di dare visibilità alle principali difficoltà che le aziende incontrano». E si è pronti alla prossima puntata, ovvero individuare soluzioni pratiche.

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