Meno sostanze chimiche, meno acqua
A Como il tessile diventa sostenibile

Nella sede di Sistema Moda Italia l’esperienza pilota del marchio Seri.co, Piattaforma web a disposizione delle aziende per misurare le performance ambientali

Como porta sotto i riflettori i passi avanti importanti compiuti dal tessile nella sostenibilità. Ma non per puro orgoglio, bensì nel segno del credo di Sistema Moda Italia, manifestato dal presidente Marino Vago: i distretti devono unire le forze per arrivare a traguardi sempre più considerevoli insieme.

Ecco allora che ieri nella sede di Smi, al convegno sulla “Sostenibilità nel marchio Seri.co”, dedicato agli strumenti per la rendicontazione sia sociale sia ambientale, il riferimento cardine è stata la testimonianza del Centro Tessile Serico e di altre esperienze del Lario ma radunando anche le testimonianze del Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento di Busto Arsizio.

Il marchio

Si è partiti appunto dal marchio Seri.co, nato con il nuovo millennio e che oggi vede all’appello 57 aziende – come ha ricordato il presidente del Comitato di gestione Roberto Cozzi – in un distretto che fin da molti anni prima aveva manifestato la sensibilità all’ambiente. Non a caso, in apertura è stato trasmesso un video sulla rete “Filo d’oro”, che ben rappresenta la filiera nella sua completezza.

Sostenibilità dev’essere calcolo, misurazione e quello del Seri.co è un percorso in questo senso. Il cambiamento è permanente, si è ribadito, e dev’essere sempre più coinvolgente. Oggi il 95% degli associati appartiene al distretto comasco, ma anche da fuori, ad esempio Reggio Emilia o Venezia. Ciò che chiedono le aziende è meno costi per audit e multicertificazioni e meno burocrazia.

Il Centro Tessile Serico – ha ricordato il presidente Giorgio Penati – ha messo a disposizione uno strumento dinamico di misurazione per ogni impresa, che consente di migliorarsi e crescere. Una piattaforma web, illustrata anche dai tecnici, che ha visto entrare in scena anche le schede 25 e 26, con altri particolari. «Accettiamo così di confrontarci – ha detto Penati – e di essere controllati da enti terzi, indipendenti. Abbiamo avviato un processo di trasparenza nella filiera». Qualche esempio, oltre 10 milioni di chili di prodotti chimici sul territorio per 32 aziende sono stati documentati, con un taglio netto di sostanze pericolose. L’acqua è un punto forte con un calo di microiquinanti considerevole. E non si è trascurata la sostenibilità sociale: un esempio sulle donne. Il 41,54% nelle aziende tessili, ma il rapporto sui ruoli di responsabilità è del 43%.

Gli altri impegni

Si è dato spazio tuttavia anche all’altro impegno concreto di sostenibilità che è il sistema depurativo, attraverso la voce di Giovanni Bergna, direttore tecnico di Lariana Depur (110 soci). E all’impronta ambientale della seta, raccontata da Silvio Faragò, responsabile della Divisione Stazione sperimentale per la seta Innovhub. Un processo iniziato sei anni fa, ha ricordato, con Confindustria Como e l’Ufficio Italiano Seta, sulla “Life Cycle Assessment”. Un lavoro scrupoloso e difficile, per la complessità della filiera che conduce dalla Cina per la materia greggia a Como. Si è così documentato tutto, dal consumo dell’energia elettrica al gas, dalle sostanze chimiche all’acqua, con un risultato celebrato anche dalla rivista britannica Ecotextile.

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