Quando lo Stato  è un cattivo pagatore  E fa chiudere le imprese
La sede di Ats in via Pessina

Quando lo Stato

è un cattivo pagatore

E fa chiudere le imprese

Il presidente di Confcooperative Mauro Frangi sulle difficoltà delle aziende

Sanità e accoglienza migranti i settori più critici: «Le ultime fatture pagate risalgono a febbraio»

Tempi dei pagamenti, così non va ancora. Le cooperative stringono i denti, anche in provincia di Como. Se in alcuni settori, come l’edilizia, le cose con la pubblica amministrazione sono migliorate, in altri come la sanità il piatto ancora piange o almeno vede versare i sospirati soldi tardi.

Troppe attese, mentre intanto bisogna pagare fornitori e via dicendo. Un contesto in cui, inevitabilmente, rischia di innescarsi un vero e proprio cortocircuito.

A mettere a fuoco il problema è Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria: «Un’impresa su quattro nel nostro Paese fallisce a causa dei ritardi nei pagamenti da parte dell’ente pubblico e questo deve indurre a riflettere».

Non bisogna fare di ogni erba un fascio, visto che il quadro è molto differenziato: anche all’interno della stessa regione ci sono Asl che hanno atteggiamenti diversi.

«Il punto è che per l’equilibrio dei conti – osserva ancora Frangi – le imprese continuano a fare da banca al pubblico. Uno degli elementi per cui è più difficile intervenire, è questa estrema varietà dei casi». Com’è il quadro locale? «A Como le ultime fatture pagate risalgono per lo più a febbraio – spiega Frangi – Ci sono problemi ad esempio per quanto riguarda il settore dell’accoglienza migranti. Spesso descritto in modo difforme dalla realtà, come se fosse il grande business di questi anni. Dall’altra lo Stato che ha questo onere, paga sei mesi dopo la fattura appunto» .

Confcooperative Insubria monitora due province, Como e Varese. E conferma come la situazione sia a macchia di leopardo. In particolare tra gli enti locali. «Ci sono Comuni e servizi che hanno raggiunto livelli di efficienza superiori alla media – prosegue il presidente – Ripeto, non ci si vuole riferire a tutti allo stesso modo, perché ci sono enti ospedalieri e prefetture positivi. Ma vogliamo mettere mano una volta per tutte a questo problema? Un’impresa fallisce per il ritardo dei pagamenti, un’altra procede invece bene. E il motivo qual è alla fine? Che risiede in un Comune diverso. Non è possibile ed è anche dannoso per l’interesse pubblico»

Su questo punto insiste particolarmente Frangi: risolvere il problema è rispondere non a una richiesta dei singoli, bensì a un’esigenza del Paese e dei territori dove devono essere assicurati servizi regolari e non scaricando le difficoltà sulle aziende.

Nessuno ha la bacchetta magica, ma non appare nemmeno che la questione sia all’ordine del giorno. «Preoccupante anzi che non ci sia una visione, un percorso lineare progressivo di soluzioni».

Che esistono e una riprova è che in alcuni comparti si viaggia meglio. Un esempio è l’edilizia – pur gravata da altri problemi legati al codice appalti con penalizzazioni spesso per i ribassi esasperati di attività meno efficienti – dove i pagamenti del pubblico sono diventati più puntuali.

«Ciò dimostra – conclude il presidente Frangi – che non occorrono rimedi miracolistici e mirabolanti. Basta introdurre una linearità e garantire così un’economia più sana».

© RIPRODUZIONE RISERVATA