Salone del Mobile, l’uscita delle aziende del classico. «Penalizzata un’eccellenza italiana»

La polemica Salvatore Marzorati, titolare dell’omonima azienda di Figino Serenza: «Il nuovo layout non valorizza le nostre realtà. Nessuna risposta alle richieste avanzate»

C’è preoccupazione anche in prospettiva futura per le aziende dell’arredo Classico che non parteciperanno al prossimo Salone del Mobile Milano. Data la disdetta per il 2023, resta l’incognita di come sarà, nel 2024, la possibilità di aderire e di avere visibilità adeguata all’interno della Fiera per questo specifico e prestigioso settore.

Non tutte le imprese dell’arredo in stile sono coinvolte in questa decisione, alcune saranno presenti al Salone, ma sono una quindicina i brand, noti e consolidati, che si sono ritrovati nella difficile posizione di aver versato la quota di iscrizione al Salone e solo ai primi di febbraio essersi resi conto che le condizioni di partecipazione non erano soddisfacenti in termini di visibilità in proporzione all’investimento che la Fiera richiede.

Presenza storica

Tra loro Marzorati che a Figino Serenza produce arredi di alto artigianato fatti a mano e su misura, lavorazioni a intarsio, intaglio e a foglia d’oro che rappresentano una forma d’arte apprezzata sui mercati internazionali. L’azienda partecipa al Salone fina dalle sue prime edizioni e nel tempo si è creato un forte legame di appartenenza.

«Per questo dispiace ancora di più che non ci sia stata una risposta collaborativa alla lettera di richieste inviata insieme ad altre imprese del settore – spiega il titolare Salvatore Marzorati - ed è significativo che così tante aziende che competono sugli stessi mercati si siano trovate concordi nel considerare il nuovo layout del Salone inadeguato e la posizione assegnata a molte proposte di arredo classico non soddisfacente per l’obiettivo del Salone che consiste nel dare visibilità».

Era consuetudine che le imprese dell’arredo in stile fossero posizionate nei primi padiglioni del Salone. Il cambiamento del percorso fieristico ha rimescolato gli stili, nell’intento virtuoso di presentare la varietà in una logica comune e quindi con maggiore efficacia. L’idea però non è stata prima condivisa con le aziende che, in questo caso, si sono viste assegnare il padiglione 22. «Oltre Euroluce, la biennale del settore illuminazione – prosegue Marzorati – davvero in posizione infelice rispetto al percorso di visita. La fiera è per noi uno strumento di promozione e un investimento. Si parla molto di eccellenze italiane ma in questo caso quello che è uno specifico della produzione esclusivamente italiana risulta messo ai margini. Come aziende che hanno sempre partecipato ci saremmo aspettati una reazione più collaborativa».

Il contratto

C’è poi una questione prettamente contrattuale che riguarda i termini per le iscrizioni, aperte a luglio 2022 e chiuse il 19 settembre, e i termini di disdetta, particolari che complicano la possibilità di superare il livello amministrativo della questione perché il dialogo venga trasferito, auspicabilmente, sul piano delle relazioni e di quanto possa essere di arricchimento per il Salone mantenere un ecosistema quanto più possibile vario di aziende e di stili.

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