«Senza la Brianza non c’è Salone»
Uno stand al Salone con visitatori stranieri: grande l’interesse mostrato dai cinesi

«Senza la Brianza non c’è Salone»

Crescono le presenze degli stranieri: i cinesi e i russi in prima fila con oltre il 20% delle presenze

Al Salone del Mobile di Milano sono entrati circa 40mila cinesi. Un dato che parla chiaro e indica questa parte del mondo come quella più determinata a fare affari con l’Italia per l’arredo, Brianza in testa. Con meno curiosi e più acquirenti, tanto che ieri molti si sono fermati nelle aziende.

Tra gli altri verdetti promettenti dal punto di vista numerico, quello della Russia: «Il 14% dei visitatori sono stati cinesi – conferma il presidente di FederlegnoArredo Emanuele Orsini – il 7-8% da Mosca. Abbiamo fatto bene a investire in questi mercati e ancora lo faremo, come avevo annunciato all’inizio del mio mandato. L’avevamo detto, i russi ci vogliono bene, crediamoci: ne sono arrivati 30mila. Ho affrontato tanti Saloni, questo il mio primo da presidente ed è stato incredibile».

Pesano le cifre e non solo: «Il vero tema è la qualità – mette in chiaro Orsini – Ho amici espositori che alle 18.40 di domenica mi hanno scritto “Sto ancora vendendo”».

Lo sottolinea Giovanni Anzani, l’imprenditore della Poliform di Inverigo (la guida con Alberto e Aldo Spinelli) e vicepresidente di FederlegnoArredo Eventi: «Al di là della pur importante quantità di persone, abbiamo percepito un ambiente molto positivo. Le persone erano venute per comprare».

Riprendiamo i numeri: delle 343.602 presenze in sei giorni (da 165 paesi), ecco appunto la leadership dei cinesi. Il secondo posto dei russi suona altrettanto confortante, per ragioni storiche. Ciò significa che l’effetto sanzioni capaci di tagliare drasticamente un mercato prezioso per la Brianza, si sta allentando. Quindi francesi e tedeschi, per il 5%. Gli americani si sono visti comunque, resta il fatto che i primi due mercati sfilati a Rho sono quelli su cui si è investito maggiormente con due trasferte fondamentali del Salone, che verranno anche potenziate: a Shanghai e a Mosca. FedelegnoArredo ci ha creduto appunto, anche quando si perdeva terreno con i russi, e ora la semina sembra dare frutti.

Questa è l’Italia che funziona, si è detto da più parti. Anche se non è mancata un’ombra, quella dello sciopero il secondo giorno: «Potrebbe averci portato via 8-10mila persone» calcola Orsini. Altra brutta immagine, il rialzo dei prezzi degli alberghi a Milano: il Salone porta un indotto di 230 milioni per il turismo, ha analizzato la Camera di commercio di Monza.

Ma ciò non cancella, casomai rende ancora più speciale l’evento che ha saputo attirare l’ammirazione del mondo più che mai. Senza dimenticare la domanda interna: «Gli italiani sono sempre in prima linea. E il bonus mobili ha dato tanta vitalità al Paese e salvato posti di lavoro, ciò che più conta, l’abbiamo detto a Gentiloni. Avanti così, sono fiero della mia squadra».

C’è poi una considerazione orgogliosa locale da aggiungere. Ha colpito lo slogan del Salone: «Il design è uno Stato a sé. E Milano ha la sua capitale». Si può completarlo, scorrendo quanto hanno saputo fare le aziende e pure le visite eccellenti ricevute: «Il design milanese senza le aziende brianzole non sarebbe andato da nessuna parte – ribadisce Anzani – I migliori architetti del mondo vengono da noi, perché abbiamo questa cultura che non possiamo permetterci di perdere».

Proprio Anzani torna sulla risposta della Cina: «Sta crescendo, come i miliardari. Si era fatta la scelta di andarvi con le migliori aziende, realizzando questa esposizione anche per educare i cinesi a capire cosa sia il design di qualità. Poi loro sono venuti a Milano in tanti, sì c’erano quelli qui per copiare, ma non solo, e la stampa ci ha dedicato molto spazio. Ancora stamattina (ieri, ndr) la mia azienda era piena di cinesi».


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