Ticino, i “furbetti” dei Crediti Covid  Scoperte irregolarità in 500 casi
Problemi oltreconfine sull’erogazione degli aiuti per la pandemia

Ticino, i “furbetti” dei Crediti Covid

Scoperte irregolarità in 500 casi

Controllate finora soltanto nel cantone 2.954 tra imprese, trasporti ed esercizi pubblici. In tutta la Svizzera 1, 2 miliardi di aiuti sotto la lente

Ci sono ben 1,2 miliardi di franchi di aiuti federali leggasi “Crediti Covid” - sui 16 sin qui stanziati da Berna - sotto la lente dei controlli in tutti i Cantoni rossocrociati. Ne ha dato notizia la capitale elvetica, facendo notare che sono 4.646 le posizioni che dovranno essere vagliate in primis dalla Segreteria di Stato dell’Economia.

Una cifra comunque di tutto rispetto, quella oggetto di approfondimenti, che dimostra quanto già sostenuto da maggio in poi e, cioè, che i Crediti Covid fino a 500 mila franchi (da restituire fino al 2024, con il primo anno a tasso zero) se da un lato hanno evitato la scure dei licenziamenti dall’altro non hanno impedito un assalto “all’arma bianca” da parte di chi ha visto in questa misura unicamente un’allettante opportunità di guadagno. Dall’ultima rilevazione di Berna, si registrano ben 4 mila casi in più. Complessivamente, sul tavolo ha messo in forme diverse 15 miliardi di franchi di aiuti. Il “modello Svizzera” - insomma - ha mostrato alcune falle, anche se ora Berna ha deciso di passare alle maniere forti.

Ieri è stata la volta anche del Canton Ticino, con il capo della Gendarmeria della polizia cantonale - Marco Zambetti - che ha annunciato: «I controlli ad oggi effettuati nelle aziende e strutture accessibili al pubblico, come trasporti ed esercizi pubblici, sono stati 2.954. Sin qui, sono state constatate 493 irregolarità, sfociate in 243 segnalazioni al ministero pubblico». Non tutte le irregolarità si riferiscono ad un utilizzo poco consono (per usare un eufemismo) dei “Crediti Covid”, ma certo anche in Ticino sono state numerose le situazioni opache, che ora meritano tutti gli approfondimenti del caso. (Marco Palumbo)


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