Un boom di frontalieri. «Corsa ad anticipare il nuovo accordo fiscale»

Roberto Cattaneo (Uil): «Impennata dei numeri nei primi sei mesi dell’anno. Siamo oltre quota 75mila»

«In questo 2022 stiamo assistendo ad un’impennata di assunzioni di frontalieri in Ticino. Frontalieri che ormai hanno superato quota 75 mila e che di fatto costituiscono il 40% della forza lavoro del Cantone». A questa premessa, il segretario della Uil Frontalieri di Como, Roberto Cattaneo, aggiunge però un elemento di grande interesse sia per le attuali dinamiche in essere circa la ricerca (in alcuni casi spasmodica) di personale al di qua del confine sia per l’iter - fortemente rallentato da inghippi di natura politica - del nuovo accordo fiscale, che dovrebbe entrare il vigore dal prossimo 1° gennaio. L’elemento di novità, contenuto in uno scritto inviato per la newsletter della Fondazione culturale “Kuliscioff” - sta nel fatto che «sia i lavoratori italiani che gli imprenditori svizzeri conoscono bene il meccanismo previsto dalla futura legge e pertanto cercano di intensificare le domande di lavoro da un lato e le offerte dall’altro».

Il motivo di questa accelerazione nella domanda e nell’offerta sta nel fatto che «chi sarà assunto quest’anno sarà “salvo” dai tributi fiscali italiani per il resto della sua vita lavorativa».

«Questa argomentazione viene spesso usata da molti imprenditori svizzeri come strumento di trattativa salariale - scrive ancora Roberto Cattaneo -. Nel concreto il concetto è il seguente. L’imprenditore dice al lavoratore: «Ti assumo e ti pago un po’ meno perché, assumendoti quest’anno, ti faccio risparmiare migliaia di euro che non dovrai mai versare allo Stato italiano».

Il tema è di strettissima attualità, anche se la controprova di questa impennata di assunzioni la si avrà solo ai primi di luglio, quando l’Ufficio federale di Statistica darà conto di numeri e percentuali - circa i frontalieri occupati in Ticino (in primis) e in Svizzera - riferiti al secondo trimestre dell’anno. Nonostante le previsioni al ribasso del Pil per il conflitto ucraino, il mese di marzo ha comunque registrato un incremento dei nostri lavoratori impiegati nel Cantone di confine, tanto che al 31 marzo i frontalieri occupati in Ticino erano 74.775, vale a dire il 4% in più rispetto al primo trimestre del 2021. Dunque la progressione - pur ricordando che nei primi tre mesi dello scorso anno erano ancora in vigore in Svizzera forti restrizioni, a cominciare dalla chiusura di bar e ristoranti - si è già notata. Di fatto quota 75 mila dovrebbe essere superata di slancio. Anzi secondo Roberto Cattaneo «alla fine dell’anno, il numero di frontalieri occupati in Ticino sfiorerà le 80 mila persone. E, per diretta conseguenza, all’inizio del 2023 vi sarà inevitabilmente una frenata nelle nuove assunzioni».

Il tema, come detto, è di stretta attualità, anche perché - sempre secondo le proiezioni del segretario della Uil Frontalieri di Como - «la sola sostituzione dei frontalieri che abbandonano la Svizzera - per pensionamenti, licenziamenti o dimissioni - si tradurrà in una richiesta di nuove assunzioni nell’ordine di 6-7 mila unità all’anno. Ma tutti coloro che saranno assunti a partire dal 2023 saranno poi soggetti all’imposta fiscale italiana. Ciò significa che le dinamiche salariali dei futuri frontalieri saranno soggette a mutamenti».

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