Sabato 21 Maggio 2011

Milano: alla Moratti resta solo il voto

Una telefonata da Milano: «Ma adesso mi metteranno i centri sociali sotto casa?». Parla il prototipo dell'elettore che, più o meno consapevolmente, ha i mano i destini della sua città, di Letizia Moratti e del governo Berlusconi. Non si è recato a votare il primo turno, deluso dai cinque anni di governo di madame Brichetto, inviperito contro l'Ecopass, infastidito dai cantieri di Expo 2015. Non ha scelto la Moratti, non sceglierà mai Pisapia, perché per convinzione o tradizionale familiare si colloca a destra. Teme, infatti, che la sinistra vincente possa portargli via qualcosa di suo che va ben oltre il diritto di superare, traffico permettendo, i limiti di velocità sui "boulevard" milanese.
Dal punto di vista politico questo elettore è agnostico o quasi. Perlopiù proviene da quella destra che ha lasciato Fini nel momento del divorzio da Berlusconi, temendo sbandate a sinistra del presidente della Camera. Su questa persona e sulle sue paure per una città insicura che apre le porte agli immigrati, che edifica moschee e centri sociali, che fa felici gli zingari come la canzone di Claudio Lolli, che garantisce droga libera e matrimoni gay a palazzo Marino, fanno leva Pdl e Lega per convincerlo a non restare a casa al ballottaggio e permettere a donna Letizia la clamorosa rimonta.
Per questo i toni della campagna elettorale del centrodestra sono cambiati. Non si sono abbassati, anzi. Ma ora a dirigere il coro non è il più il Cavaliere dimezzato nelle preferenze, ma Bossi con i suoi leghisti. Non perché il Carroccio abbia ottenuto un risultato migliore dell'alleato, bensì perché conosce meglio lo spartito da suonare: quello della paura del diverso, della sicurezza. Pisapia non è più dipinto solo come un estremista: sortita che si è rivelata un boomerang nel primo turno. Il candidato sindaco del centrosinistra in vantaggio è invece descritto come l'uomo che aprirà le porte di Milano ai nuovi barbari: zingari, immigrati e leoncavallini di ritorno.
Alla Moratti tocca la parte del sindaco che improvvisamente si ravvede: elimina l'Ecopass che lei stessa ha voluto con insistenza contro una parte del suo partito e degli alleati, butta lì una sanatoria sulle multe, musica per le orecchie di questo popolo della sosta seriale in doppia fila.  Sono i soli programmi che possano attirare questo elettorato pigro, disincantato e disimpegnato: il resto è noia. E neppure si prende in considerazione. Pisapia può ben poco per contrastare questa campagna. Questi elettori non li porterà ma dalla sua parte. Non gli resta che sperare nel bel tempo e in una migrazione verso il mare e le campagne. Ma c'è sempre il lunedì. Certo, non è proprio edificante pensare che un'elezione possa decidersi per la pancia e non per la testa dei cittadini. Ma questa è la politica che passa oggi il convento. Del resto, questa macchia grigia dell'elettorato è la stessa che ha determinato l'alternanza in Parlamento degli ultimi anni. Stanca delle promesse mancate di Berlusconi, ha disertato le urne favorendo le vittorie di Prodi. Impaurita da Visco dipinto come un vampiro e dell'accozzaglia arruffata e sinistrorsa che affiancava il Professore è tornata in cabina per premiare il Cavaliere. Ecco perché il ballottaggio a Milano avrà un peso anche per l'Italia.

Francesco Angelini

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