Venerdì 24 Giugno 2011

Correnti e alta tensione
Addio Lega monolite

La punta dell'iceberg è emersa a Pontida. Doveva parlare solo il capo, invece alla fine il microfono è finito in mano anche a Roberto Maroni. Bastava vedere la faccia di Rosy Mauro per capire tutto. Eh sì, a Pontida ci sarebbe voluto il Giampaolo Pansa d'antan. Quello che andava ai congressi della Dc, del Psi e del Pci con il binocolo per inquadrare bene i volti e le espressioni Perché erano quelli, più dei discorsi, rivelatori. E domenica, sul pratone, è andato in scena qualcosa di storico per la Lega Nord. Sono emerse le correnti. Qualcosa che sa di antico, di Prima Repubblica. Impensabile per i lumbard che passavano per essere l'ultimo partito leninista rimasto a calcare la scena della politica.
Goodbye Lenin anche in via Bellerio. In verità, le correnti all'interno della Lega c'erano anche prima. Ma per scoprirle occorreva il microscopio più che il binocolo. Certo, tutti avevano sentore del "Cerchio magico", definizione celtica per indicare un gruppo di fedelissimi del capo, nato in coincidenza con la grave malattia del 2004. Ma era sempre materia da "legologhi" con la voglia e il tempo di stare a esplorare le stalattitiche conformazioni del movimento.
Da domenica è cambiato tutto. Le correnti non sono più carsiche e sono arrivate in superficie. Al discorso di Maroni, acclamato premier dal pratone, è seguito i tentativi di far fuori Giancarlo Giorgetti, ermetico leader lombardo del partito, fuoriuscito dal cerchio per allinearsi al ministro degli Interni. Mossa sventata e contromossa con i maroniani in maggioranza nel gruppo alla Camera che marciavano compatti e armati contro il capogruppo dei deputati e "cerchiomagichista", Marco Reguzzoni. Una disfida tutta varesina con propaggini locali: non a caso cuore e testa della Lega sono qui, risolta dal Senatur, calatosi negli inusuali panni di un Forlani per mediare. Ma la frittata ormai era fatta. Le correnti sono venute a galla e sarà dura ricacciarle sotto il tappeto. Anche se la colpa sarà sempre dei soliti giornalisti prezzolati da Roma ladrona per creare zizzania tra i «barbari sognanti». Il copyright è di Roberto Maroni, unico tra l'establishment del Carroccio sul palco di Pontida a non sfoggiare la camicia verde. E anche questo vorrà pure dire qualcosa. Qualche sogno il titolare del Viminale deve pure coltivarlo. Magari non la presidenza del consiglio, almeno in tempi brevi. Forse la guida di un movimento che ha bisogno di un robusto tagliando dopo le battute arresto elettorale del suo motore che aveva marciato fin lì a pieni giri. Bossi ha usmato l'aria e ha chiarito che non ha ancora voglia di pensione. E ieri ha liquidato il potenziale o aspirante delfino con un «non è contento? Affari suoi». Ma forse il "simul stabunt" tra il Senatur e Berlusconi potrebbe scolorare in un "simul cadent". C'è già chi profetizza per il 2013 (ammesso che la legislatura tiri fin là) un candidato per palazzo Chigi diverso dal Cavaliere con una Lega svincolata e guidata da Maroni. Porterà a questo approdo il gioco delle correnti interno al Carroccio? Chissà. Ad oggi però non si può far finta di nulla osservando le diversità di approccio con l'alleato Pdl. Se quelli del "Cerchio magico" e (forse obtorto collo) lo stesso capo, sono berluscones, Bobo e i suoi sembrano suonare un altro spartito. Maroni a Pontida ha di fatto tracciato un programma di governo. E gli accenni più aspri all'inazione dell'esecutivo sono spesso giunte da esponenti vicini al ministro quali il sindaco di Verona, Tosi, quello di Varese, Fontana e il presidente del Veneto, Luca Zaia. Nella Lega, insomma, sembrano convivere due linee e la tensione sale. Si vedrà se anche questa volta Bossi riuscirà a trovare la quadra. Ma il partito dove il minimo dissenso era sanzionato con l'immediata espulsione ormai è un pallido ricordo.

Francesco Angelini

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