Venerdì 22 Luglio 2011

Antenne sul Baradello:
vanno tolte, non sanate

Le schifezze non vanno sanate, si rimuovono». Basta alzare gli occhi al cielo e fare appello al sano buon senso dei nostri vecchi per capirlo. Appurato che non c'è stata - e, vogliamo sperare, non avrebbe potuto nemmeno esserci - alcuna autorizzazione per collocare sul castello Baradello il ponte radio della polizia locale, l'impianto per il wi-fi e il sistema di controllo delle telecamere di sicurezza da parte del Parco della Spina Verde né della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici, il fatto di sapere chi ha sbagliato è certamente importante, ma c'è una cosa ancora più importante: rimuovere al più presto queste schifezze.
Il sindaco, anche se non lo ha detto esplicitamente, ha fatto capire che non ne sapeva nulla e questa volta c'è da credergli, visto che la competenza è dei dirigenti comunali che, loro sì, avrebbero dovuto richiedere - e, vogliamo sperare, non ottenere le autorizzazioni necessarie. Necessarie, è vero, ma in questo caso non sufficienti. Il ponte radio dei vigili, il wi-fi e il sistema di controllo delle telecamere sono servizi di pubblica utilità, su questo non ci piove, però si dimentica una cosa altrettanto fondamentale: il Baradello è uno dei simboli millenari di Como, che risale addirittura al VI secolo e ci accompagna attraverso l'epopea del Barbarossa, l'epica sfida con Milano e la lotta tra le famiglie Vitani e Torriani, una sorta di Guelfi e Ghibellini in salsa lariana. È sufficiente volgere le spalle al lago (tanto, di questi tempi, la visuale lascia il tempo che trova) per rendersene conto: il Baradello fa parte dello "sky-line" di Como ed è un tratto distintivo con pochi pari: il primo bacino del Lario, Sant'Abbondio e le altre basiliche romaniche, i gioielli del razionalismo, il Duomo e il Broletto.
Quel castello fa parte della nostra storia, della memoria collettiva dei comaschi e non si può permettere che venga oltraggiato per farne il piedistallo di qualsivoglia ricetrasmittente elettronica. Deturpare così i sassi su cui si è consolidata la storia della città è un insulto alla storia di Como. E una città che non ha cura della sua memoria non ha futuro. Il sindaco ha annunciato tra oggi e lunedì una serie di incontri, con il Parco della Spina Verde e la Soprintendenza, per approfondire il caso e trovare una soluzione.
La speranza è che i due enti si dimostrino irremovibili e che Bruni - da parte sua - dia retta all'istinto della prima ora, facendo togliere le antenne, piuttosto che ascoltare le sirene che gli suggeriscono di avviare l'iter per "sanare" il caso e ottenere le autorizzazioni. Nessuno dice di privare la città del ponte radio dei vigili, del wi-fi o delle telecamere, ma è altrettanto vero che una base in costa per piazzarci un'antenna si può realizzare ovunque, senza deturpare il Baradello. Bruni, dopo tante pagine non esaltanti (dalla Ticosa al muro), ha una grande occasione: dimostrare in modo concreto l'amore per la sua e la nostra città. Gettarla alle ortiche sarebbe un errore imperdonabile.

Emilio Frigerio

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