Venerdì 07 Ottobre 2011

Mister Apple, il potere
dell'immaginazione

  E' inevitabile, è giusto, che la scomparsa di Steve Jobs susciti una diffusa e sincera commozione. Portato via dal cancro a 56 anni, ha vissuto la malattia da uomo pubblico, senza nascondersi e senza esibirla, con un senso di dignità talmente forte che non poteva lasciare indifferenti.
E' il carattere che fa il leader. E Jobs aveva carattere, secondo i maligni cattivo carattere, ma - si chiedeva Indro Montanelli - ce n'è forse di altro genere?
Jobs è stato uno straordinario imprenditore, tanto più straordinario perché tanto più vicino al "tipo puro" d'imprenditore. Il «tipo puro» e' quello che riesce ad immaginare ciò che il consumatore desidera, prima ancora che questi se ne accorga. Questo non significa «condizionare» le esigenze che gli individui percepiscono di avere: vuol dire «anticipare» il modo in cui vorranno modificare i propri comportamenti, avendone la possibilità. È così che il «ruolo imprenditoriale» gioca a vantaggio della società tutta.
Le "visioni" di Jobs, quelle che lo hanno portato a fondare e poi a lasciare e poi a riprendersi la Apple, andavano oltre la frontiera delle "domande" attuali. Ha reinventato il computer da scrivania, trasformando uno scatolone grigio in un oggetto di design. Ha "svuotato" il vecchio portatile, facendone di leggerissimi prima, e poi togliendo al "laptop" tutto quello che in fondo in fondo non ci serve, per trarne una tavoletta dove si naviga in Internet, si scrive e si leggono i giornali. Ha risolto il rebus di Internet, rendendo interessante, utile e piacevole scaricare musica e film a pagamento, anziché "rubacchiarli". Chi di noi immaginava di aver bisogno di tutte queste? Chi poteva anche solo «prevedere» che sarebbero state inventate?
La determinazione con cui Steve Jobs ha perseguito una visione di lungo periodo, spesso contro l'incomprensione dei suoi simili, ne ha fatto un uomo e un imprenditore straordinario. L'impresa che lascia lo testimonia. Ma non e' l'unico a sperimentare questa fertile solitudine.
La nostra società e' piena di imprenditori che, piccoli o grandi, in ambiti di spettacolare rilevanza (sin da bambino Jobs ricordava d'essere stato affascinato dalle «videochiamate», e non si e' arreso finche' non ci ha dato «Facetime» sull'iPad) oppure artigianalmente umili, mettono la propria creatività a disposizione degli altri. Spesso venendo presi per pazzi, quando cercano di realizzare nuovi prodotti o di cambiare il modo in cui si e' sempre lavorato.
Gli imprenditori inseguono il profitto, vogliono diventare ricchi. Anche Steve Jobs voleva diventare ricco. Ma in una società di mercato per diventare ricchi bisogna dare ad altri esseri umani «cose» che essi desiderano.
La scrittrice Ayn Rand definiva gli uomini d'affari la fanteria di un esercito i cui comandanti in capo sono gli uomini di scienza. Gli imprenditori sono agenti di modernità che portano scoperte e invenzioni dai laboratori agli impianti industriali, per farli
diventare prodotti che vengono incontro ai bisogni degli uomini e ne migliorano la vita. "Creando un mercato di massa, essi rendono questi prodotti  disponibili a ogni livello di reddito della società". Questo ha fatto Steve Jobs. Per nostra fortuna.
Alberto Mingardi

Alberto Mingardi

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