Benvenuti nella città
dei muri storti

 Se la grandezza di una civiltà si giudica (anche) dagli edifici che lascia ai posteri, della nostra rischia di non rimanere niente.
La battuta - un po' esagerata, è vero - viene spontanea quando si legge che l'autosilo nel nuovo Sant'Anna cade già a pezzi. E ritorna in mente un'altra frase, che pure di primo acchito era parsa uno scherzo di dubbio gusto, detta una decina d'anni fa da un assessore ai lavori pubblici: all'istituto magistrale "Teresa Ciceri" si staccarono alcuni pannelli del controsoffitto appena posato e il politico diede la colpa al vento entrato dalla finestra che qualche bidello distratto aveva dimenticato aperta. Ma dai? Se un refolo tira giù un controsoffitto che cosa dobbiamo pensare: che era attaccato con lo sputo? Dieci anni, e tanti lavori pubblici dopo, la risposta non può che essere "sì". Ripercorrendo, in ordine sparso, i difetti delle principali opere pubbliche ultimate a Como all'inizio di questo Terzo millennio, viene il dubbio che il direttore dei lavori sia Numerobis, lo strampalato architetto dei fumetti di "Asterix e Cleopatra".
Pare che in riva al Lario sia impossibile costruire un palazzo che non faccia acqua senza ricorrere all'aiuto di druidi e pozioni magiche. Nell'autosilo del Sant'Anna ci sono pozzanghere sui pavimenti e muffe negli ascensori. Il nuovo anello seminterrato di aule e laboratori dell'Università dell'Insubria è messo più o meno nello stesso modo: ancora non è stato tolto il cellophane dagli arredi e già si parla di infiltrazioni. Al liceo "Giovio", quando fu chiuso il primo lotto del cantiere poi diventato tristemente infinito, veniva su l'umidità dai pavimenti, perché erano stati dimenticati i vespai. I residenti delle case comunali a canone convenzionato, realizzate nell'ex deposito Spt di via Anzani, devono armarsi di secchi ogni volta che piove. Sembra una maledizione per una città che da anni si è incagliata su un cantiere, quello delle paratie, che dovrebbe preservarla proprio dall'acqua del suo lago.
E, invece, c'è poco da scherzare. Maledizioni e pozioni magiche qui non c'entrano, anche se, a volte, sembra di essere in un cartone animato. Il problema sono i soldi, che mancano, il sistema degli appalti pubblici, che premia il ribasso ma non la qualità, e la burocrazia, che complica enormemente la possibilità di risolvere i problemi tecnici quando si presentano. Se n'è accorta anche la direzione del nuovo Sant'Anna, che non può intervenire direttamente per risanare l'autosilo, ma deve limitarsi a mandare lettere, e sollecitazioni, a una società quasi omonima, Progetto Nuovo Sant'Anna, che ha costruito la struttura e ha in gestione i sevizi non sanitari fino al 2031. È il frutto dell'accordo pubblico-privato che ha consentito alla città di avere il modernissimo ospedale di San Fermo. Pareva un toccasana e invece, paradossalmente, si sta rivelando una complicazione.
«Rovinato sogno!», esclamerebbe Numerobis se passasse in questi giorni in località Tre Camini. Almeno lui rischiava di finire "in bocca ai coccodrilli", ogni volta che costruiva un muro storto, mentre oggi chi alza muri più o meno imbarazzanti viene addirittura premiato.
Pietro Berra

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