Non è uno scherzo
Sperate nel meteo

Prima le buche, poi i lampioni spenti, ora la neve. La città allo sbando non conosce limiti né confini. È di ieri la notizia che il Comune non ha i soldi per garantire la spalatura della neve e la salatura sul 55% delle strade. Ciò significa, in parole povere, che mezza città è esclusa dal piano neve. No, non è uno scherzo.
Saranno ripulite e salate solo le strade servite dai mezzi pubblici e una ventina di vie che offrono accessi alternativi in città o presentano strutture di interesse pubblico, come gli ospedali.
Unica eccezione le vie del centro, oltre a quelle che conducono alle scuole e agli uffici pubblici, dove il Comune utilizzerà una quarantina di profughi. Ad essere più penalizzata, manco a dirlo, la periferia. «Non ci sono soldi», ha ammesso candidamente l'assessore alle strade Stefano Molinari. La crisi economica, sommata al taglio dei trasferimenti statali (il colpo di grazia è arrivato con il patto di stabilità) e all'ormai annoso buco di bilancio legato al flop dell'operazione Ticosa, hanno messo definitivamente in ginocchio Palazzo Cernezzi, che ormai non ha più nemmeno gli occhi per piangere. Così i fondi per la neve sono letteralmente colati a picco, passando dal milione e 100mila euro (Iva esclusa) dell'inverno scorso ai 500mila euro (Iva inclusa) di quest'anno.
Molinari in realtà ha tentato di ottenere in giunta la conferma del budget dell'inverno 2010-11, ma senza successo. «La drammatica alternativa - ha spiegato ieri - era quella di tagliare i servizi sociali». Cioè servizi di primaria importanza come i pasti per gli anziani o gli asili nido. Ora è consapevole che sarà - sono parole sue - massacrato. Ma, novello ammiraglio Nelson, annuncia che sarà l'ultimo ad abbandonare il ponte della nave. Dimissioni? Nemmeno a parlarne. «Io - ha replicato - ci ho sempre messo la faccia. Non scappo».
Ma il dramma personale di Molinari (e lo diciamo senza ironia), si somma a un altro dramma: quello di Como. Intere zone (stiamo parlando del 55% della città) sono state eliminate con un colpo di spugna dalla mappa delle spalature. Ecco qualche esempio a caso: nella zona di piazza del Popolo sono escluse via Rezzonico e via Brambilla; a Como Borghi via XX Settembre, via Mentana e via Sirtori; tra Rebbio e Camerlata via Alebbio, via Lissi e via Cuzzi; tra Breccia e Prestino quasi tutte le vie secondarie (inclusa quella che conduce a Casate). Certo, in alcuni casi, come nelle vicinanze di scuole e pubblici uffici, entreranno in azione i profughi, ma questo non sposta di una virgola la drammaticità degli scenari.
Anche perché - e l'augurio è che tutto ciò non avvenga - la decisione di spazzare solo mezza città porta con sé una serie di incognite pesanti, anche dal punto di vista legale: 1) le numerose ditte incaricate di pulire la neve hanno un contratto che scade nel 2012. Chi sarà confermato? Chi escluso? Oppure sarà ridotto il lavoro di tutti? Se sì, con quali criteri? E ancora: non c'è il rischio di finire in un groviglio di contenziosi? 2) Il servizio di spalatura è un servizio ai cittadini. Posto che tutti pagano le tasse, come si fa a garantirlo ad alcuni ed escluderne altri? 3) Se una persona si fa male cadendo su una strada non pulita, oppure se un'ambulanza non è in grado di soccorrere un cittadino perché la via è ostruita dalla neve, chi ne risponde? Viste le premesse non si può che augurare al Comune una sola cosa: un inverno senza neve. Se non sarà così non ci resta che infilare nella bottiglia un consiglio ai naufraghi comaschi: armatevi di pala e di sacchi di sale.
Emilio Frigerio

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