Sabato 10 Dicembre 2011

La città, le nuove tasse
e il peso del mattone

Non solo il lavoro, ma anche la casa, è un diritto sancito dalla Costituzione. Forse non tutti lo sanno, ma l'articolo 47 prevede che la Repubblica «debba favorire il diritto alla proprietà dell'abitazione, con misure che possano aiutare le persone più bisognose ad avere un alloggio in proprietà».
La manovra Monti, invece, potrà anche salvare l'Italia, ma allontana ulteriormente questo traguardo già difficile per tanti giovani e per tante famiglie. Per alcuni lo rende addirittura un miraggio.
Ricapitoliamo. La manovra, tanto per cominciare, introduce l'Ici sulla prima casa (con un'aliquota base dello 0,4%, aumentabile dai Comuni di due centesimi percentuali) e rivaluta del 60% gli estimi catastali. E questo solo per rimanere a tema: se sommiamo la stangata sulla casa alle altre misure - a partire dall'aumento di oltre 8 centesimi per la benzina verde - ci accorgiamo che siamo già tutti un po' più poveri. Solo il tempo dimostrerà quanto siano attendibili le stime di questi giorni, che quantificano la stangata in una media di 2.500 euro per famiglia. Quel che è certo è che già oggi siamo tutti poco inclini ai sogni. A partire dal palazzo. Dei 12 milioni dell'Imposta municipale unica sulla prima casa - a meno di non alzare l'aliquota sopra lo 0,4% - al Comune non resterà un centesimo. Quella sulla seconda casa, poi, si è risolta in una beffa: l'incasso salirà da 20 a 34 milioni, ma Palazzo Cernezzi ne perderà 3 per strada rispetto allo scorso anno, in virtù del fatto che il 50% del gettito finirà allo Stato. Insomma, il Comune si ritrova a far l'esattore per conto terzi con la prospettiva di offrire, nel 2012, ancora meno servizi ai comaschi. E servizi significa anche pasti agli anziani, asili nido, sostegno agli affitti, spalare la neve.
Non è un caso che i sindacati siano sul piede di guerra e che ci aspetti - anche a Como - una settimana di passione con scioperi lunedì 12 (tre ore nel privato), giovedì 15 e venerdì 16 (trasporti) e, infine, lunedì 19 (pubblico impiego). E non è un caso che tra le varie voci messe all'indice in una manovra definita «sproporzionata e squilibrata» figuri al primo posto proprio la nuova Ici e la richiesta di correttivi per «non colpire fiscalmente la prima casa». Tanto più che l'Imu va a infierire su un mercato, quello immobiliare, già in ginocchio da mesi.
Lo hanno denunciato proprio ieri gli operatori di Fimaa Confcommercio, che sono partiti all'attacco contro la tassa sulla prima casa e le nuove rendite catastali. Il loro grido di dolore può essere valutato come si crede, anche solo di nicchia o proveniente da una categoria che ha vissuto anni (ormai lontani) di vacche grasse. Sta di fatto che il mercato è fermo e che centinaia di appartamenti costruiti in questi anni, con un'urbanizzazione senza precedenti in città, rimangono desolatamente vuoti. Il fatto è che la gente non compra più casa. E chi vorrebbe cambiare - perché le coppie hanno la brutta abitudine di fare figli - non riesce più a vendere. E se anche riesce a vendere, con grande fatica, poi si vede negato il mutuo.
Proprio ieri sono stati diffusi gli ultimi dati sull'andamento dei mutui, che denotano una stagnazione totale. Di più. La situazione è precipitata negli ultimi mesi. La gente ha paura di indebitarsi in un momento come questo, è vero. Ma c'è anche un altro aspetto: le banche, in crisi di liquidità, hanno innalzato la soglia di garanzie richieste. La stangata sulla casa, insomma, va a innestarsi non solo sulle vite di tante famiglie, ma anche sull'economia complessiva. L'Italia da salvare fa della manovra un treno in corsa che non si può fermare. D'accordo, ma almeno un'eccezione si potrebbe fare.
Emilio Frigerio

Emilio Frigerio

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