Venerdì 27 Gennaio 2012

Traglio e la Dakar
della società civile

 Alla Parigi-Dakar si è ritirato dopo la seconda prova. Dalla corsa a sindaco di Como ha dato forfait prima ancora della partenza. Il caso di Maurizio Traglio, atteso candidato in grado di sparigliare il quadro un po' rugginoso delle elezioni amministrative in città potrebbe essere preso come emblema delle difficoltà per la cosiddetta e mitizzata società civile delle nostre latitudini, di mandare giù il celebre calice dal sapore non gradevole immortalato da Berlusconi nel momento della sua discesa in campo.
Il ritiro di Traglio arriva infatti dopo l'insuccesso del tentativo di Giorgio Carcano, ex presidente degli imprenditori, cinque anni fa. E segue i tanti dinieghi opposti da personaggi di varia estrazione, posizione professionale e anche sesso opposti dopo tentennamenti più o meno lunghi, alle offerte che arrivavano da partiti e gruppi di pressione. Certo la rinuncia di Traglio farà saltare qualche tappo di champagne in casa del Pdl: che ora però dovrà venirne a una sulla scelta del candidato, senza più l'alibi, in fondo anche comodo, del personaggio calato dall'alto. Ma anche dalle parte del Pd si tirerà qualche sospiro di sollievo. L'imprenditore con la passione per i rally e i soldi in Alitalia, infatti, avrebbe pescato qualche voto da quelle parti. Vuoi per il suo peso specifico, vuoi per la trasversalità di fatto del gruppo che lo sosteneva, vuoi per il suo rapporto con il ministro Corrado Passera.
Traglio che si ritira dalla corsa prima ancora dalla punzonatura, però, determina anche un'altra conseguenza sulle elezioni che si svolgeranno con ogni probabilità a maggio.
Se la società civile comasca non riuscirà a incastrare uno dei tanti dottori che, al momento buono, si fanno sempre trovare fuori stanza, il profilo della consultazione cambierà parecchio. Quelle che dovevano essere le comunali della svolta, delle facce nuove, del riscatto di Como dopo il doppio quinquennio di Bruni degno dei quasi omonimi piani dell'ex Unione sovietica, rischiano di trasformarsi nelle solite elezioni gestite e dominate dalla partitocrazia. Certo, vi sarà, al primo turno, l'imponente schieramento di liste civiche o paraciviche (liberalizzate dall'evidente sgretolamento dei partiti tradizionali). Ma, al di là delle buona volontà e delle legittime ambizioni dei protagonisti, è difficile che qualcuna possa fare il botto.
La parcellizzazione del voto in tanti rivoli finirà per giocare a favore del Pd da una parte e del centrodestra (con o senza la Lega nel round iniziale delle urne) dall'altra.
Sarebbe sbagliato condannare a priori questa deriva politica-partitica del voto. Le idee viaggiano comunque sulle gambe delle persone anche quando queste ultime indossano le divise dei partiti.
Mancherà però quell'effetto novità che, al di là dell'efficacia della successiva azione amministrativa, ha consentito a Giuliano Pisapia di rompere gli schemi della politica tradizionale a Milano.
A Como, salvo colpi di scena o di coda ancora possibili, c'è da credere che le cose andranno diversamente. Le cause vanno ricercate nella ormai radicata ritrosia di una parte della società cittadina a scavalcare lo steccato che la divide dall'impegno diretto nelle istituzioni. Dall'altra vi è anche la scarsa capacità dei partiti di fungere da poli di attrazione di queste personalità attraverso l'elaborazione di proposte innovative. Il risultato è un cimento di difficoltà non dissimile alla Parigi-Dakar. E neppure Traglio, che pure è avvezzo a questa corsa, si è sentito di affrontarlo.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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