Sabato 26 Maggio 2012

La paura
dei partiti
e le mosse
disperate

  La terra non ha tremato solo in senso fisico nei giorni passati. Sotto i piedi dei principali partiti, il sisma è stato notevole, più che distruttivo. E le scosse che hanno fatto seguito all'evento-madre delle amministrative, inducono alle peggiori previsioni. Tanto che, sulla paura del "grillismo" dilagante e delle voglia di giustizia politica facile che sta di nuovo affascinando le folle, le principali formazioni politiche stanno correndo ai ripari. O, almeno, annunciano di volerlo fare.
Così Berlusconi, dopo un paio di decenni a dire di no al modello francese, ora lo rivaluta, purché unito a un presidenzialismo per il quale non è affatto azzardato individuare un suo interesse diretto. Dall'altro il Pd promette per i prossimi giorni un appello da lanciare a progressisti e riformisti, una "chiamata alle armi" che per ora non sembra annunciare novità significative, al di là di un possibile bis della «foto di Vasto». Sono spaventati Berlusconi, Bersani, Casini, Maroni e Fini che, dopo le doppia tornata elettorale, sembrano di colpo invecchiati e pronti per i ritratti da appendere nella pinacoteca della Seconda Repubblica.
Spaventati e preoccupati, va aggiunto. Perché gli alti lai dei cittadini non prendono a pretesto i dati anagrafici, quanto piuttosto l'agire politico di questi leader e dei loro partiti. Una marea montante che non accenna a calare, anzi. La riprova anche ieri, perché mentre da Roma il Cavaliere evocava nuovi modelli elettorali e istituzionali,  in tribunale a Milano, un ragioniere alle sue dipendenze e una aspirante soubrette parlavano di soldi, tanti soldi, distribuiti con facilità e comportamenti privati non consoni, comunque, a chi ha pretese di governo.
Ma anche sull'altro versante, nel centrosinistra, non si sta tranquilli: l'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, parla e scrive di soldi - ancora - distribuiti a personaggi di primo e secondo livello, ma tutti oggi militanti sotto le bandiere del Pd. Le accuse, respinte, sono da dimostrare ovviamente, ma il senso di impunità, di protezione di classe della Casta, promana forte anche su questo versante. E i cittadini reagiscono di conseguenza.
Anche perché, dopo anni, un sentimento diverso si sta facendo strada: un politico, un governante non sono e non devono essere una sorta di "semidei", incontrollabili e non contestabili. Tutt'altro, secondo una fetta di opinione pubblica maggioritaria, chi entra nella "stanza dei bottoni" deve essere il vero rappresentante dei cittadini, non godere di privilegi e assumere comportamenti da buon padre di famiglia.
Il voto al Movimento 5 Stelle, ma anche il moltiplicarsi di associazioni della società civile, a destra come a sinistra, dà corpo a questa esigenza. Berlusconi ha pensato che il voto diretto per il Colle possa supplire a questo gap. Ma, forse, è arrivato fuori tempo massimo, lui come i suoi avversari. I quali, a loro volta, sembrano paralizzati. Per fortuna, invece, la società civile pare essersi rimessa in moto. Vedremo se servirà.

Umberto Montin

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