Venerdì 01 Giugno 2012

Piu' famiglia per una
rinascita del paese

Negli ultimi decenni, l'influenza di culture diverse e la secolarizzazione di quella europea hanno messo in discussione l'idea di famiglia quale «società naturale». Non tutti, oggi, sottoscriverebbero l'affermazione del famoso antropologo Claude Levi Strauss: «La famiglia come unione più o meno durevole, socialmente approvata, di un uomo, di una donna e i loro figli è un fenomeno universale, reperibile in ogni tipo di società». Attualmente, perciò, si discute di famiglia soprattutto sotto il profilo antropologico, contrapponendo modelli diversi, e da parte cattolica si insiste sul fondamento naturale e universale della famiglia quale unione tra un uomo e una donna rivolta alla generazione e alla cura dei figli. Si tratta di una discussione di cui è evidente la grande importanza.
Tuttavia, la dimensione antropologica non esaurisce la ricchezza e la complessità di questa realtà tanto speciale nel vasto universo delle relazioni umane. Ed è opportuno mantenere e sviluppare anche uno sguardo sociale su questo snodo decisivo del rapporto tra individuo e società. La Chiesa ha sempre avuto questo sguardo e, attraverso la sua influenza sulla famiglia, ha sostenuto e diffuso un'idea di persona sconosciuta ad altre tradizioni religiose e culturali.
Si deve, ad esempio, al cristianesimo se, alla decisione dei genitori o dei gruppi sociali di appartenenza nella formazione di un legame stabile tra uomo e donna, si è affiancato nel tempo un rilievo crescente alla volontà degli sposi. C' è stata dunque una tradizione secolare profondamente influenzata dal cristianesimo dietro l'«invenzione» ottocentesca dell'amore romantico e, persino, alle origini di un'enfasi sempre più forte sulla soggettività dei partner diffusa nella cultura contemporanea. Tra XIX e XX secolo, inoltre, la famiglia ha occupato un posto di primo piano nelle battaglie del movimento cattolico. Nel Sillabo di Pio IX socialismo e comunismo furono condannati non come dottrine economiche o politiche, ma per concezioni che tendevano a mettere in discussione la famiglia. E la concezione rosminiana della «società domestica» ha ispirato anche la Costituzione italiana del 1948, secondo cui «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società fondata sul matrimonio».
Sulla famiglia si scaricano oggi nuovi problemi. Nella crisi del Welfare State, ad esempio, i legami familiari appaiono come una delle più importanti reti di solidarietà per fronteggiare problemi e difficoltà. Per giovani che tardano ad entrare nel mercato del lavoro e per anziani con un'esistenza sempre più lunga la famiglia rappresenta uno spazio insostituibile. Ma a fronte di una domanda crescente che si rivolge verso la famiglia, numerosi sono i fattori che la rendono sempre più fragile, in un contesto di individualismo accentuato. Non si tratta solo di un riconoscimento non adeguato, sotto il profilo economico e giuridico, delle sue esigenze. Ma anche di un più complessiva mancanza di attenzione alla famiglia come luogo di formazione della persona e di affermazione della sua libertà. Il VII incontro mondiale delle famiglie che si svolge a Milano, non a caso, non si propone solo di ribadire il fondamento naturale dell'unione stabile tra un uomo e una donna, ma anche di mettere a fuoco temi fondamentali - come quello del lavoro e della festa - per una crescita equilibrata della persona. La crisi in cui siamo immersi, infatti, non è solo economica ma anche di valori e di motivazioni, scaturisce da una mancanza di futuro e da una povertà di visioni: c' è bisogno della famiglia per una rinascita complessiva dell'intera società.
Agostino Romagnoli

Agostino Romagnoli

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