Giovedì 23 Agosto 2012

Nell'era
del gioco
vincono
i trucchi

  Fra cent'anni - facciamo anche duecento - quando uno storico degno di questo nome, uno di cui si sia certi non abbia letto nemmeno un libro di Bruno Vespa, guarderà giù nel sottoscala della nostra epoca, forse resterà indeciso se chiamarla "era di Internet" o "stagione delle lotterie".
Come un messaggio in bottiglia, mandiamo al postero un vivo suggerimento: non farti abbagliare dalla rivoluzione digitale. Molto più profonda e significativa, anche se modesta nell'aspetto, è la fregola contemporanea per il gioco d'azzardo. Attenzione, non per il gioco
romantico e letterario delle roulette, dei casinò e neppure per quello provinciale, ma umanissimo, del "Piatto piange" di Piero Chiara. No, il gioco che ossessiona i contemporanei è un gioco da retrobottega, da localino squallido, da gestori equivoci.
Non lo diciamo sulla base di sensazioni o di osservazioni superficiali: lo dice la Guardia di finanza che, nell'ultima settimana delle Olimpiadi e nei giorni scorsi, ha controllato oltre duemila esercizi in tutta Italia. Sorpresa, ma neanche tanto: il 20 per cento è risultato irregolare.
Raccontano le agenzie: «I fenomeni illeciti maggiormente diffusi sono risultati l'alterazione e la manomissione degli apparecchi da gioco, l'abusiva raccolta di scommesse sportive mediante agenzie clandestine, anche per conto di allibratori esteri privi di autorizzazione, lotterie fasulle e siti di gioco artificiosamente collocati all'estero per sfuggire ai controlli e alle imposte».
Un bel ritrattino ma, per restare in tema, c'era da scommetterci. Non basta che, in misura crescente, gli italiani sentano di non avere nulla di meglio in cui sperare se non nel gioco d'azzardo: il peggio del peggio è che il gioco, in buona misura, è truccato e illegale.
Nessuna intenzione di fare del moralismo d'antan. Se un maggiorenne regolarmente vaccinato desidera scommettere un poco del suo denaro nel gioco del lotto, piuttosto che puntare su un cavallo o su una regolare partita di calcio (se la trova), faccia pure: ci mancherebbe. A dar fastidio allo stomaco è questo affidarsi in massa alla sorte, ciechi davanti alle ridicole probabilità di vincita dei vari "enalotti", impermeabili alla truffa latente dei videopoker, incapaci di sfuggire all'equivoco sottobosco delle scommesse e genuflessi perfino davanti all'evidenza che, in gran parte, trattasi di una lucrosa cospirazione per spennare il pollo. Spaventa questa apparente convinzione che la vita è un bancomat capriccioso: basta continuare a sollecitarlo e, prima o poi, sgancerà il malloppo. Preoccupa, infine, che alla vaghezza del futuro si risponda inquinando il presente di fatalismo, come se la soluzione a tutto fosse un'astronomica combinazione di numeri da scardinare con il grimaldello della sorte. Sarà presuntuoso dire che il destino è invece nelle nostre mani e che la fortuna ce la facciamo da soli. Provarci, però, è ciò che rende degno lo sforzo di alzarsi ogni mattina: non una scommessa, ma un'ostinata e limpida affermazione di vita.

di Mario Schiani

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