Giovedì 03 Gennaio 2013

Salute
Se l'unica
terapia
è la pazienza

Fino a sette ore d'attesa in pronto soccorso del Sant'Anna per l'influenza. I medici che si sono trovati a lavorare in questi ultimi giorni di festa prima dell'Epifania hanno davvero fatto un super lavoro.
Colpa dell'influenza che con la febbre spesso alta, e che non ti abbandona facilmente nonostante i farmaci, a volte allarma più del dovuto, soprattutto i genitori dei bambini febbricitanti e gli anziani. In entrambi i casi, il ricorso al Pronto soccorso, si sa, non è sempre indispensabile, ma l'invito ad andare in ospedale solo in caso di effettiva necessità, ripetuto come un mantra, non sempre va a segno.
I motivi sono diversi, non ultimi quelli legati alla non abitudine a rivolgersi alle guardie mediche. E detto questo, già si sente arrivare il rumore crescente delle proteste. Certo, è la contestazione che sempre più spesso ai medici del Pronto soccorso tocca ascoltare, se la guardia medica intervenisse quando la si chiama e lo facesse con accuratezza e non consigliando al telefono la solita Tachipirina...
Dal canto loro, i medici di guardia rispondono facendo presente quando e come per legge devono intervenire, e che hanno la facoltà di dare al paziente anche indicazioni telefoniche. E i medici di base? Legittimamente non in servizio nei giorni festivi, ed è inutile continuare a ricordare i bei tempi andati... una volta sì che il medico di famiglia c'era davvero. I tempi sono cambiati.
La Guardia Medica, dice la legge, garantisce  l'assistenza di un medico in situazioni di emergenza durante la notte o nei giorni prefestivi e festivi e in determinati orari, fuori dai quali bisogna rivolgersi al proprio medico di base o ad un ospedale.
Probabilmente, e l'attesa è grande, qualcosa potrebbe migliorare una volta che verrà garantita l'assistenza 24 ore su 24 dei medici di base, secondo l'obiettivo del decreto Balduzzi. Anche se non sembra essere così facile garantire questa assistenza no stop, visto che l'applicazione la decide il Governo che... non c'è.
Le "aggregazioni funzionali territoriali", così si chiamano le no stop mediche definite dalle Regioni, secondo il decreto «disciplinano le unità complesse di cure primarie privilegiando la costituzione di reti di poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l'arco della giornata, nonché nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione. Il personale convenzionato è costituito da medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta e da specialisti ambulatoriali».
Non c'è nulla di facile. Comunque la si guardi, la faccenda è quasi sempre la stessa, benché qualcosa si sia mosso e si muoverà. All'ospedale di Cantù, ad esempio, c'è già un sistema che consente di smistare i codici bianchi (cioè le patologie non gravi e che sono a pagamento) per non allungare le code dei pazienti che arrivano al Pronto soccorso. Un sistema che dovrebbe arrivare anche al Sant'Anna.
Per ora però resta il cane che si morde la coda e che non consente di smaltire le 200 presenze al giorno registrate al Sant'Anna di questi tempi, presenze spesso da codice "bianco", quindi a pagamento. Nel frattempo? Chi ha l'influenza porti pazienza, magari anche a casa. In questi giorni i medici di base sono tornati al lavoro.
Carla Colmegna

Carla Colmegna

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