Martedì 08 Gennaio 2013

In classe
un clic
non risolve
i problemi

 E sarà caos. Volendo semplificare una procedura, la si potrebbe complicare. Non è la prima volta che accade, ma non è giusto che dire che è sempre così, ad ogni innovazione che viene introdotta in Italia, in qualunque campo essa sia. A volte le cose funzionano, ma capita raramente.
Sta di fatto che, quando si parla di scuola, il rischio di far confusione e di complicare l'esistente è sempre altissimo. Basta pensare ai meccanismi che regolano il funzionamento delle cattedre, ma non è questo il caso. Oggi il tema sono le iscrizioni.  Il ministero dice, «basta con le carte, genitori accendete il vostro computer e, dal 21 gennaio, iscrivete i vostri figli con un clic». E finalmente, verrebbe da dire. Si compra di tutto con un clic, non si deve poter iscrivere il figlio a scuola?
Certo che sì, non fosse che la partenza, prima ancora che la bandierina verde venga sventolata, è già in salita. Il perché riguarda due aspetti: il fatto che non tutti i genitori sono obbligati ad avere in casa un computer, il fatto che non tutte le mamme e i papà potrebbero essere in grado di cliccare secondo quanto dice il ministero dell'Istruzione. La vicenda dell'impossibilità a compilare i moduli on line si attorciglia ancora di più se i genitori sono stranieri. Lo spot che si legge sul sito del ministero invoglia a provare a fare clic, viene infatti scritto: «iscrivere i propri figli alle classi prime della scuola primaria e della scuola secondaria è oggi facile e veloce», ma poi, a fianco, si legge anche che, per qualsiasi difficoltà, ci può rivolgere alla scuola dove si troverà qualcuno disponibile a fare per voi l'iscrizione on line.
Quindi? Quindi a scuola, nelle segreterie, sono tutti pronti ad aiutare i genitori, quella sarà la scuola che funziona. Ma viene da chiedersi perché ci si deve, ancora una volta, appellare alla buona volontà di chi dovrebbe aspettare a video l'arrivo delle iscrizioni. Cosa gioverà allora l'essere passati all'online? E c'è di più, le scuole dovranno poi trasmettere al ministero una copia cartacea dell'iscrizione ottenuta. Ma non si era detto che l'online doveva sostituire la carta?
Il fatto purtroppo è che, mentre a scuola mancano cose, nel senso proprio di oggetti, come gessi, carta in bagno (ormai la sua mancanza è diventata una leggenda), collegamenti a internet, lavagne interattive, si vuole tentare il passo lungo della modernizzazione senza però essere pronti. O meglio, pronto, il ministero dice di esserlo, ma non ha previsto la variabile "genitori senza pc o con difficoltà a usarlo".
Non sarebbe stato meglio disporre, in questa comprensibile fase transitoria, di sportelli dedicati alle iscrizioni per chi non riesce a farle
da solo a computer, invece di pesare sulle segreterie, che già avranno la loro normale routine? È chiaro che se si dice, «va beh, dai, tanto l'iscrizione te la fanno in segreteria», anche il genitore che potrebbe far da solo - per pigrizia dovuta alla non abitudine all'online per fare operazioni "serie" - non lo fa. Salvo poi, magari, avere l'iPhone ultimo modello, con un collegamento internet velocissimo, ma usato solo per giocare. Altro neo riguarda le scuole più gettonate, dove di solito c'è la coda perché i posti sono meno delle richieste. A questo punto cosa avverrà, chi clicca prima s'iscrive prima? Probabilmente, ma anche questo è un punto da chiarire, sul quale in alcune scuole si stanno già facendo riunioni. Alla fine è sempre la stessa storia, fatta la legge, non c'è la precisione attuativa e ci si arrangia come si può. La scelta della scuola, cioè del futuro del proprio figlio, è appesa a un clic. Niente di male o di strano, ci si appende il proprio lavoro a un clic; niente di strano, ma solo se cliccare diventa una cosa seria, non una moda, e se prima si soddisfano le necessità di base della scuola. Troppe cose di base mancano: integrazione culturale? Aule sicure? Aiuti seri ai disabili? Troppe.
Carla Colmegna

Carla Colmegna

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