Mercoledì 09 Gennaio 2013

L'orticaria
psicologica
provocata
dal fisco

Abbiamo voluto questa bicicletta: la invocavamo, stanchi di vedere sfrecciare senza ritegno personaggi convinti che la dichiarazione dei redditi fosse una malattia contagiosa. Quindi da evitare come la peste e al massimo da affidare a mani esperte perché risultasse più lacunosa e nello stesso tempo convincente possibile. Adesso contempliamo questa creatura che è il nuovo redditometro e siamo assaliti da una ragionevole ansia.
Una raffica di dubbi, prodotti peraltro da anni di esperienza. Non è che alla fine a pedalare con fatica (e magari con qualche grana) saranno sempre i contribuenti che cercano di rispettare le regole? E magari riusciranno pure a finire nei guai, mentre gli altri proseguiranno la loro corsa, liberi e belli?
Del resto, la prima fonte di angoscia si manifesta immergendosi nella miriade di caselle in cui dovremmo racchiudere la nostra vita quotidiana. La tentazione di maledirsi da soli si insinua in fretta. Abbiamo, ad esempio, tenuto duro ed evitato di cambiare auto, in questi ultimi anni, ma ora non possiamo più rimandare. Ok, una voce sistemata. Avevamo promesso, dopo qualche rinvio ragionevole, un viaggio a una persona cara. Oppure all'improvviso la casa pretende un lifting radicale e dobbiamo cedere, mettendo mano ai nostri risparmi. Tensione: vuoi vedere che ci prendono per nababbi?
Non è solo lo "straordinario" a provocarci un'orticaria psicologica. Quest'ultima proviene soprattutto dai freddi calcoli su quanto dovremmo spendere al mese, dal telefono al cibo, dal carburante ai pasti fuori casa.
Sentiamo una voce, come di un rassicurante grillo parlante: ma se si è a posto, che problema c'è? La vita del contribuente onesto continuerà a scorrere come prima. Si perfeziona lo strumento, mica si fabbricano trappole ad hoc.
Ragionamento valido, ma ciò che ci frega è sempre il passato. Prendiamo come mantra positivo le parole del direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera: il redditometro «non significa Stato di polizia fiscale». Ma l'onere della prova spetta a noi che - giusto - siamo quelli che possono spiegare meglio la situazione. Inutile negare, però, che chi ha già avuto a che fare con accertamenti sbagliati e rogne varie, abbia spesso incontrato un muro. Prima che venisse chiarito questo o quell'aspetto, sono sfumati giorni, mesi, in qualche caso anni. E con loro soldi, nervi, in qualche caso salute.
Chi ci assicura che tutto è cambiato, che all'improvviso verremo ascoltati e tenuti in debita considerazione, magari un po' velocemente?
Nell'epoca del virtuale ci troviamo poi a collezionare diligentemente scontrini, fatture e documenti vari. Con la legge di Murphy che ci insegue implacabile: vedrete che andrà perduto l'unico scontrino determinante per levarci dai guai.
Già, i guai. L'altra seccante sensazione che non ci abbandona, è che i soliti noti riusciranno a fiutare come aggirarli. Che per loro questo nuovo redditometro sarà solo come un nuovo livello di un videogame o la pagina per cervelloni sulla Settimana enigmistica.
Il cielo (o meglio, lo Stato) non voglia che li vedremo belli freschi a giocare con questo nuovo gioiellino. E noi invece a pedalare sotto il sole: stremati, con una sosta in una casella, che - ci accorgeremo troppo tardi - era niente meno che il parco della Vittoria a Monopoli.
Marilena Lualdi

Marilena Lualdi

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