Lunedì 18 Febbraio 2013

La sicurezza
non può
essere
un optional

Non risparmiano nessuno, sono difficili da dimenticare e il più delle volte rimangono impuniti. Ecco perché i furti e le rapine sono tra i reati più odiosi. E la città di Como, purtroppo, ha scoperto una volta per tutte di non essere più un'isola felice.
A dirlo, questa volta, non è semplicemente una diffusa sensazione di insicurezza. Lo dicono i dati, che hanno certificato una notevole escalation in città nel 2012.
E lo conferma anche la lettura quotidiana dei giornali. Ricordate la cinquantenne di Salita Peltrera presa a sberle, minacciata con un coltello alla gola e derubata di 200 euro nel cuore della notte agli inizi di dicembre? In quel caso la vittima aveva un nome, Chiara Saglio. A caldo urlò tutta la sua rabbia. La rabbia di chi non si sente più sicuro nemmeno a casa, nella propria camera da letto. Al punto di dover chiedere ospitalità alla madre («a casa mia non torno», disse). Per una storia con un nome e un cognome ce ne sono tante altre rimaste anonime - almeno sul giornale - ma che portano con loro un carico di pena e dolente umanità. Una settimana prima di Natale, giusto per rimanere agli ultimi episodi, due finte impiegate del Comune raggirano una novantenne di via Dante, derubandola di tutti i gioielli e i ricordi di una vita. A cavallo di fine anno finisce nel mirino un intero quartiere, Prestino, dove si registra una raffica di furti in casa. Una delle vittime racconta di essersi trovato i ladri davanti: «Mi sono messo a urlare, per fortuna sono scappati». Verso fine gennaio un altro episodio che ha per protagonista un anziano, derubato di tremila euro all'uscita dalla banca a Camerlata. Anche in questo caso la trappola è ben congegnata: due uomini e una donna prima gli spruzzano la schiuma da barba sul cappotto e poi fingono di soccorrerlo, facendosi beffe del pensionato. L'ultimo episodio pochi giorni fa. Ancora in via Dante, ancora ai danni di un'anziana che si vede portare via i ricordi di una vita (11 anelli e 9 bracciali) da finti ufficiali giudiziari. L'elenco è per forza di cose incompleto, quasi casuale, anche perché spesso e volentieri gli episodi non vengono denunciati o, comunque, non finiscono sui giornali.
Ma è ormai evidente a tutti che, complice l'emergenza sociale legata alla crisi, siamo di fronte a un vero allarme sicurezza. La conferma ufficiale è arrivata dalla Prefettura: il 2012 ha regalato (si fa per dire) un picco di 2.130 furti in città, con una crescita del 13 per cento rispetto all'anno precedente. E non è tutto: solo nel 6% dei casi gli autori sono stati scoperti. Sì, avete capito bene, il 94% la fa franca.
A ogni campagna elettorale tutti si riempiono la bocca parlando di sicurezza, ma la realtà purtroppo è un'altra: ci sono i vigili sotto organico che non riescono nemmeno a garantire il servizio di pattuglia notturno e il sindacato di polizia ha ripetutamente denunciato che in Questura ormai non hanno nemmeno i soldi per la benzina. E qui è lo Stato che deve intervenire, mettendosi in testa che la sicurezza della gente non può essere considerata un optional e che nella scala delle priorità da "spending review", forse, ci sarebbero ben altre sforbiciate da mettere in conto.
Nessuno chiede di militarizzare la città, invoca l'intervento dell'esercito o evoca il ritorno delle ronde. Ma l'intensificazione della prevenzione e dei controlli, a questo punto, diventano una priorità assoluta. Non sempre le vittime sono personaggi anonimi che non lasciano traccia nella memoria.
Emilio Frigerio

Emilio Frigerio

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