Lunedì 18 Febbraio 2013

La paura
dell'Europa
ci può fare
del male

E' una nostra (cattiva) abitudine quella di considerare le elezioni europee come un'appendice di quelle nazionali, quasi fossero una verifica dello stato di salute della maggioranza al governo del Paese. Qui a noi preme fare l'operazione inversa: vedere l'importanza dell'orizzonte europeo della politica nostrana nel momento in cui ci si accinge a scegliere il governo dell'Italia.
L'Europa stessa osserva con partecipato interesse il nostro appuntamento elettorale, tessendo alleanze, sottolineando uscite infelici dei nostri leader politici (vedi i giudizi di Berlusconi sul fascismo...), sin troppo abituati all'irresponsabilità della parola, detta, smentita, revocata, svilita.
È diffusa la sensazione che la nostra classe politica sia impotente a governare processi assai più grandi e attrezzati di lei, oppure, peggio ancora, che sia irrimediabilmente corrotta e infedele.
In questo quadro, l'azione politica può alimentare la paura o la speranza. La paura assume la forma, assai diffusa, dell'illusione che sia possibile e auspicabile un ritorno al passato, a un preteso isolamento nazionale, se non addirittura, a un ulteriore restringimento degli orizzonti, entro un recinto regionale. La paura può pescare pure in sentimenti torbidi, come in un ambiguo identitarismo, su scala localistica o nazionalistica, che assume talora la veste inquietante del neo-nazismo.
La speranza che la buona politica può e deve far nascere è invece la capacità rinnovata di elaborare progetti credibili di convivenza e di trasformazione della società e del mercato. Compito della politica, in democrazia, è rendere l'ordine sociale un'espressione di libertà, non un fatto imposto o condizionato da poteri occulti o lontani. L'Unione Europea può essere l'orizzonte della cittadinanza che riapre una possibilità per il primato, bene inteso, della politica. I grandi temi che l'azione politica deve affrontare condividono infatti tutti una dimensione sovranazionale: l'immigrazione, la transizione demografica e la questione giovanile, le trasformazioni ambientali, il disordine determinato dalla finanza sregolata e irresponsabile, il mantenimento del welfare state, il lavoro …
Di fronte a questi temi, di eccezionale portata, la nostra campagna elettorale non appare capace di innalzarsi all'altezza del progetto che servirebbe. Questo è anche effetto di una campagna di tipo televisivo, che schiaccia e banalizza i grandi temi, o che si appiattisce sulla misurazione dei sondaggi. Proprio perché il sondaggio impera, di Europa si preferisce non parlare, perché a essa si imputa, a torto, la crisi e nessuno vuole perdere voti schierandosi per l'Europa. Così, chi ne parla, lo fa per cavalcare un irresponsabile anti-europeismo.
Per un'Europa capace di rilanciare la crescita e, ancor prima, un'idea dignitosa di politica servono Governi provvisti di visione lungimirante, forze politiche non provinciali e cittadini capaci di innalzare lo sguardo oltre le paure.
Filippo Pizzolato

Filippo Pizzolato

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