Lunedì 11 Marzo 2013

Chi toglie
le slot
migliora
la vita

In un Paese e in un tempo che si nutrono di alibi, c'è bisogno di gesti concreti che restituiscano speranza. E rinunciare al guadagno assicurato dai risparmi di vite bruciate dal gioco d'azzardo e dalla dipendenza dalle macchinette mangiasoldi è un bel modo per iniziare. Un'iniezione di ottimismo che questo giornale intende sostenere e appoggiare. La crisi non la si sconfigge esclusivamente grazie a mercati azionari col segno più, l'incremento esponenziale del Pil o l'azzeramento dello spread, ma soprattutto con un nuovo modo di disegnare i rapporti umani. Il segnale di speranza - che La Provincia ha deciso di afferrare al volo - nasce da internet e da un sito in cui gli utenti stanno caricando nomi e indirizzi di bar etici, locali pubblici che hanno detto no alle macchinette slot. Che, per quanto legali e autorizzate da uno Stato che - lui per primo - non disdegna i soldi sfilati alle anime perse che si ubriacano di combinazioni quasi mai vincenti, si alimentano quasi sempre di casi umani e di miseria e di storie ai margini.
Un'amica, che in un bar lavora, raccontava una di queste storie. Quella di un padre che, figlia piccola al seguito, non sa rinunciare alle ore trascorse a dilapidare fortune e neuroni, mentre la bimba consuma un mottarello in triste solitudine. Un'immagine che, da sola, dovrebbe bastare a convincere un Paese - fosse ancora in grado di distinguere un'emozione da un gratta e vinci - a spazzar via le macchinette mangiasoldi dai bar e dai ristoranti e dalle decine di sale dedicate al gioco d'azzardo, spuntate come funghi grazie a una indiscriminata e pericolosa liberalizzazione.
È bene inoltre non dimenticare mai che a margine del gioco d'azzardo e della disperazione che la dipendenza a questo creano si aggirano famelici gli usurai e, spesso, anche le organizzazioni mafiose.
Non si tratta di criminalizzare quei bar che alle slot non hanno ancora rinunciato, ma di far leva sui gesti concreti e tangibili che sono in grado di ricordarci che la stella polare del nostro passeggiare lungo la vita non è il conto in banca, o una botta di fortuna milionaria, né il tintinnare di gettoni ottenuti grazie a una combinazione vincente. Anche se il papà della bimba con il mottarello riuscisse a sbancare la slot, alla figlia la vita non cambierebbe di una virgola. Mentre sarebbe rivoluzionata se il tempo sprecato a pigiar tasti, tirar leve e inserire monete in apposite feritoie si trasformasse in chiacchiere, abbracci, giochi e un gelato gustato assieme al parco giochi.
Nell'Italia degli alibi, che si assolve sempre e comunque perché tanto la colpa è degli altri e in ogni caso la legge me lo consente, i bar che dicono no alle slot finiscono per assomigliare a un'oasi, a un raggio di luce tra la nebbia, a una lettera in una bottiglia. Che ci racconta di un tempo in cui ci si commuoveva davanti a un film d'amore. E non a un portafoglio svuotato da un videopoker.
Paolo Moretti

Paolo Moretti

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