Lunedì 27 Maggio 2013

Gli occhi
di Fabiana
e la nostra
assenza

Gli occhi di Fabiana, sono gli occhi della vita. La vita di una ragazzina di 16 anni. Occhi scuri, occhi grandi, occhi che sorridono. Occhi che si sono spenti tra le sterpaglie di un campo. Come può essere così grande il Male? Bisogna rabbrividire davanti alla straziante storia di violenza che si è consumata a Corigliano Calabro. Davanti agli inquirenti c'è un ragazzetto di diciassette anni; è lui che ha ucciso. Racconta il Male senza apparente vergogna, senza particolari emozioni, fino a quella frase che fa gelare il sangue: «Le ho dato fuoco quando era ancora viva». Ha ucciso Fabiana e non nasconde nessun particolare, non ne ha la forza. Racconta tutto come fosse il copione di un film e non l'orribile realtà dentro la quale si è trovato inchiodato: «L'ho colpita più volte e poi, dopo essere stato un po' in giro, sono andato a procurarmi la benzina con cui ho dato fuoco al suo corpo. Dopodichè me ne sono andato a casa».
Fabiana era lì con i suoi occhi grandi, era lì da sola a subire una violenza inaudita senza che nessuno potesse aiutarla. E quel ragazzetto era lì da solo, ad uccidere, senza nessuno che potesse fermargli la mano.
Già, perché non basta parlare di “lucida follia”, non basta inorridire, non basta indignarsi. Dobbiamo chiederci noi tutti dove eravamo, quando due ragazzini si sono trovati da soli di fronte ai loro problemi ed uno ha deciso che quegli occhi grandi, che non guardavano più lui,  non dovevano vedere più.
Il Male esiste e il male più grande è una società che non conosce più Dio. E se Dio non esiste la vita degli altri mi appartiene. Se l'altro non mi corrisponde più, ucciderlo è soltanto una conseguenza. Il Male più grande è una società dove gli adulti non ci sono più, dove non ci sono testimoni, dove i ragazzi sono lasciati soli ad immaginare il loro futuro. Dove una storia d'amore, può finire con la morte. Dove non c'è più nessuno a raccontare a questi nostri figli che la vita non ci appartiene. Che nulla ci appartiene, che tutto è donato e per questo è sacro. Che la fine di una storia d'amore, è solo la fine di una storia d'amore. Ma la vita è più grande.
Le uniche parole che consolano in questa tragedia, sono quelle dell'arcivescovo di Rossano-Cariati, Santo Marcianò: «Questo gesto orribile e violento certamente esige una condanna precisa. Ma ora voglio invitare tutti, augurandomi che si stronchino i toni accesi della rabbia e della vendetta e si trovino gesti di solidarietà, amore, perdono per non far sentire sole le vittime di questa tragedia».
Che coraggio in queste parole, il coraggio della fede. Ma è solo questo coraggio che può consolare e dare speranza. Sono parole che tutti devono ascoltare, perchè il giorno dopo questa tragedia si odono solo voci di odio e di vendetta. Sulle pagine di Facebook negli scritti degli amici di Fabiana c'è tutto lo sdegno e la rabbia per qualcosa di incomprensibile, di inaccettabile: «Chi ti ha fatto tutto questo, dovrebbe bruciare all'inferno. Che essere crudele come ha potuto fare una cosa del genere? Dovrebbe pagare per ogni giorno della sua vita». Soltanto il coraggio della fede può parlare di perdono, ma è solo il  coraggio della fede  che può ridare senso alla vita e alla morte e che può rendere ragione di tutto..
Oggi gli occhi di Fabiana vedono di nuovo. Si sono riaccesi nell'abbraccio del Padre. Quello stesso abbraccio che stringerà quel ragazzetto spavaldo e sperduto che l'ha uccisa.
Massimo Romanò

Massimo Romanò

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