Altro che crisi  Questo è un reality

Altro che crisi

Questo è un reality

Chi glielo dice a Bruno Vespa che gli italiani (valli a capire) hanno di colpo riscoperto la passione per la politica con questa crisi sotto il sole? I talk show fanno audience come la nazionale di calcio e si piazzano i maxischermi in spiaggia per seguire le Maratone Mentana. Sembra un sorta di riflusso alla rovescia. E pensare che, con tutto il rispetto per tanti che ogni giorno spendono fiumi di parole per interpretare un battito di ciglia di Di Maio, un ghigno di Salvini, una stilla di sudore sulla pelata di Zingaretti, non è che ci si capisca ancora molto. Ieri, dopo un turno di consultazioni in linea con tutto l’andazzo della crisi, cioè alquanto incomprensibile, abbiamo assistito a un ammirevole esercizio di acrobazia retorica per tirare l’ora in cui, finalmente, il presidente Mattarella non si è affacciato sul proscenio del Quirinale ed è terminata l’assemblea dei Cinque Stelle che ha dato via libera alla trattativa con il Pd. Più che una crisi, un reality.

E soprattutto, ora più che mai, nessuno ha ancora saputo raccontarci davvero il perché, l’8 di agosto, un mese esatto prima dell’anniversario di un triste “tutti a casa” della storia d’Italia, Matteo Salvini abbia deciso di mettere i piedi nel piatto del governo e innescare tutto quanto è accaduto poi e che sembra essergli ritorto contro. Possibile che uno capace di portare il proprio partito dal 3 al 34% per tacer dei sondaggi, sia diventato di colpo un imbecille, dal punto di vista politico, come viene raffigurato dal giorno in cui si è capito che le elezioni anticipate restano l’ipotesi più remota tra quelle in campo? Una voce, fra le tante, potrebbe aiutare a farsi largo in questa nebbia agostana di idee. Quella del professor Massimo Cacciari, ospite l’altra sera del talk show In Onda su La7. Cosa ha detto il filosofo più volte prestato alla politica? Che quella del Capitano è stata una mossa studiata per evitare di andare a sbattere contro una manovra da scalata di sesto grado e a forte rischio di impopolarità. E soprattutto che, se il governo 5Stelle-Pd e altri si farà dovrà essere, ha avvertito Cacciari, una roba tosta, di grande qualità e profilo istituzionale, in grado di realizzare le cose che servono. Perché, ha ammonito l’ex sindaco di Venezia, prima o poi comunque si tornerà a votare e la barca del Capitano potrebbe trovarsi con le reti ancora più gonfie di consensi. Che Salvini, dopo la giornata di ieri, sia il pugile suonato della crisi è innegabile. Ma da qui a dire che la sfiducia al governo sia un effetto dei Mojito sorbito al Papeete ce ne passa. La storia della Lega insegna che Umberto Bossi era un maestro nel far credere una cosa per poi perseguirne un’altra. Insomma chi ci dice che l’attuale capo del Carroccio non abbia provocato la crisi per evitare di schiantarsi sulla manovra con la consapevolezza che le urne tanto invocate non sarebbero comunque arrivate? E così la patata a duemila gradi della legge di bilancio con la necessità di trovare le palanche, e tante, per scongiurare l’aumento dell’Iva sarebbe finita in mano, come sembra molto probabile accadrà, a un governo M5S e Pd a forte rischio di Armata Brancaleone che finirebbe per prendere, se non segue le prescrizioni del professor Cacciari, pomodori e gatti morti dagli italiani. E intanto Salvini, bello come il sole, potrebbe o potrà scagliare raffiche di comizi, la cosa che gli riesce meglio, nell’attesa di vestire i panni del Conte di Montecristo e riapparire più forte, ricco e vendicativo e fare il pieno. Oppure, se andranno le trattative in corso, il numero uno del Carroccio si giocherebbe la carta delle elezioni anticipate, conquisterebbe gli agognati pieni poteri senza ritrovarsi tra i piedi quei fastidiosi pentastellati del no e potrebbe varare una manovra spericolata in deficit alla faccia dell’Europa. Magari queste continue, avances del leader leghista agli ex alleati sono un altro espediente come quelli che utilizzava Bossi che mandava avanti Maroni a stringere accordi per poi sconfessarli. In questo caso il ruolo dello “specchietto per le allodole sembra essere interpretato dal ministro Centinaio. L’idea, magari ora tardiva, sarebbe quella di impedire l’abbraccio tra Cinque Stelle e Pd, salvo poi lasciare Di Maio e i suoi in mezzo al guado e andare al voto anticipato.

Comunque sia , il reality non è finito. Fate scorta di bibite e pop corn che oggi c’è un’altra puntata.


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