Martedì 26 Novembre 2013

Berlusconi esausto

all’ultimo atto

Bastava guardare la conferenza stampa di Silvio Berlusconi per vedere un uomo che si sente ormai accerchiato e che vive con angoscia la situazione in cui in cui è precipitato. Del resto lui stesso confessa che dal 1 agosto, data della condanna definitiva per frode fiscale, vive “il periodo più brutto della sua vita”. Una vita lunga, ricca di realizzazioni e di soddisfazioni, una vita passata controvento, con mezza Italia ad adorarlo e l’altra metà a considerarlo il simbolo stesso di ciò che c’è di peggio nel nostro carattere nazionale. E adesso Berlusconi sa di vivere una sorta di ultimo atto della sua vicenda pubblica: ciò che sta cercando di fare infatti è semplicemente spostare in avanti il momento in cui dovrà cedere le armi. Però è chiaramente un uomo stanco, e si vede. Lo vedono soprattutto quelli che gli sono rimasti fedeli, che sono certamente la maggioranza del partito ma che pure si chiedono – in privato, beninteso – se non avrebbero fatto meglio a salire anche loro sulla scialuppa di Alfano. Chissà.

Ieri Berlusconi ha mostrato nuove carte provenienti dagli Stati Uniti che potrebbero essere utili alla revisione del processo. Così come si aspetta di capire cosa faranno i magistrati europei ai quali si è appellato. Inoltre per ottenere un rinvio sono giunti in soccorso gli ex amici o alleati come Casini, che propone di rimandare tutto a quando la Cassazione avrà detto la parola definitiva sulla pena accessoria, e lo stesso Alfano che si è pronunciato per procrastinare. Insomma, si fa quel che si può per guadagnare tempo. «Mi appello alla vostra coscienz»” ha detto Berlusconi rivolgendosi ai senatori che dovranno votare su di lui.

In questo contesto, la data della votazione sulla decadenza di Berlusconi da senatore (domani) si intreccia con quella sulla fiducia per la legge di Stabilità (forse oggi). La questione di calendario è imbrogliatissima perché intorno a queste date si giocano troppi interessi contrapposti e contraddittori: in genere, quando accade così, in politica vince la casualità e solo alla fine si capisce chi ci ha guadagnato e chi no. Facciamo un esempio: Berlusconi, decidendo per il “no” alla fiducia, passerebbe anche formalmente all’opposizione, e dunque potrebbe presentarsi al voto del Senato sulla decadenza come il capo di una minoranza parlamentare che viene allontanato dal Parlamento, un “golpe” vero e proprio per usare le parole che tanto hanno fatto arrabbiare Napolitano, e che il Cavaliere potrebbe usare di fronte alla Corte Europea per presentarsi come una vittima politica. Ma non è chiaro se questa sia una mossa che lo convince.

Comunque sia, la conclusione di questa penosa vicenda ormai non è lontana. Il voto comunque arriverà e il cittadino Silvio Berlusconi dovrà tornare ad essere un cittadino comune privo dell’immunità, scontare la pena che gli è stata inflitta e restare interdetto dai pubblici uffici per il tempo stabilito.

Continuerà a far politica? Ci si può giurare, anche se è lui stesso il primo a sapere che il contesto sarebbe tutto diverso e una stagione del nostro Paese si potrà considerare tramontata.

andrea ferrari

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