“Brigitte Rousseau”  Il samba dei 5Stelle

“Brigitte Rousseau”

Il samba dei 5Stelle

Quanto costa un pulsante? Poche decine di centesimi, plasticaccia e una molla di ferro scadente. Mettiamoci la manutenzione: a quanto arriviamo? Venti euro al mese? Trenta? Non di più, però. Ecco, noi oggi in Italia, alcuni pulsanti che si limitano a farsi schiacciare da mani ignote arriviamo a pagarli 14.600 euro al mese. Non ci credete? È la retribuzione di un senatore, quella di un componente della Camera, a onor del vero, è inferiore ma sempre di gran lunga molto più alta di gran parte degli stipendi di voi che ci leggete e certo vertiginosa rispetto al valore del pulsante di cui sopra. Cosa c’entrano i bottoni con gli onorevoli, titolo ottocentesco che forse sarebbe ora di abolire o modificare? Andate a leggervi le dichiarazioni di Giggetto nostro, al secolo Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, vice premier e soprattutto, in questa sede, capo politico del Movimento Cinque Stelle. Cos’ha detto? Che fa e farà il pulsante. Premuto e azionato dagli iscritti alla piattaforma on line Rosseau, quella che consulta i militanti del movimento Cinque Stelle. Poiché la maggior parte di questi si sono espressi contro l’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini nel caso Diciotti, lui è interprete di questa volontà. Ma, ha tenuto a precisare con un candore che fa quasi tenerezza, se le cose fossero andate in maniera diversa, cioè in favore del processo al ministro degli Interni, avrebbe sposato l’altra tesi.

Per fortuna o purtroppo, a seconda dei punti di vista, che Giggino, perlomeno, fa il ministro. E qualche idea sua originale sarà pure costretto a tirarla fuori. Ma gli altri parlamentari? Bottoni, costosi più che fossero d’ambra, d’avorio, persino di pietre preziose. Certo, il Novecento è finito. Sono arrivate la rete e la globalizzazione. Ma, al di là del samba, “Brigitte Rousseau, Rousseau” ballato dai Cinque Stelle con Giginho medesimo in testa al trenino, Dibba in coda e Fico seduto a scandire il ritmo, l’idea che la parte maggioritaria del Parlamento italiano, espressione degli elettori, sia espropriata da un angolino della sterminata agorà o cortile se preferite, digitale, lascia un po’ lì. Perché è vero che dopo Rousseau è arrivata la Rivoluzione Francese. Che però è sfociata anche nel Terrore e nei Comitati di salute pubblica. E i pulsanti, se erano già stati inventati, certo, non erano sofisticati come quelli di adesso.

Insomma, davanti a questo crinale tra Orwell e Asimov (l’evoluzione del pulsante è la robotica) si può manifestare una leggera inquietudine senza passare per ferrivecchi arrugginiti e al soldo dei poteri forti, delle multinazionali, di Soros, del Consiglio dei Dieci assenti? Oltretutto di fronte al dato dei votanti fornito non dalla questura ma dagli organizzatori che rappresenta un piccolo frammento dell’elettorato 5Stelle rappresentato in Parlamento. Una democrazia piccola, piccola. Sarà mica che la profezia di Davide Casaleggio sulla prossima fine del Parlamento, sia in realtà un punto di programma. Il problema non è l’esito della partita Diciotti che comunque sarebbe stata vinta da Salvini, forse anche con qualche gol in più nel caso di un “sì” all’autorizzazione a procedere che gli avrebbe consentito di presentarsi come un San Sebastiano trafitto mentre difende le italiche amate sponde dallo straniero “invasore”. Sai che messe elettorale. E di conseguenza, per i 5 Stelle la contesa sarebbe comunque stata persa visto che i due movimenti più che alleati sembrano centometristi allineati nelle corsie per contendersi il traguardo europeo di maggio. Allora perché non giocarsela in maniera dignitosa e consentire ai parlamentari di fare il proprio mestiere, quello per cui, anche se in maniera novecentesca, sono stati eletti e in senso sempre attuale, pagati dal popolo più o meno bue?

Invece no. Sarà la politica di oggi, bellezza che con la scolorina della rete cancella la mediazione. Ma siamo sicuri che sia un bene?

Perché anche chi plaude dietro le pance vuote e vorticose a questo trionfo di un simulacro elettronico di democrazia diretta potrebbe immaginare che un domani, come è toccato oggi per Salvini, anche il suo destino di persona, cittadino, elettore e tartassato potrebbe essere deciso dal vicino di casa che svolge la nobile e fondamentale professione del pizzicagnolo e che è magari sospettato di pastette e combine con l’amministratore ad ogni riunione di condominio. E, alla fine, la democrazia elettronica sarà anche il futuro, bellezza, ma finisce per somigliare tanto a un passato oscurantista: quello in cui, non essendo ancora stata inventata la rete, si procedeva con l’Ordalia. la camminata sui carboni ardenti o il “chi volete libero?” E sapete com’è andata a finire.


© RIPRODUZIONE RISERVATA