Chiedete scusa

a Carlo Castagna

Chiedete scusa  a Carlo Castagna

Lui era persona troppo nobile per preoccuparsi di queste bassezze. E i figli, che ieri, insieme a tutta Erba, hanno salutato per l’ultima volta le sue spoglie mortali, sono oggi troppo impegnati a portare avanti la sua magnifica eredità morale per lasciarsi turbare dal solito volteggiare degli avvoltoi. A noi, però, la cosa ha dato fastidio e, per quel che vale, vorremmo non passasse inosservata.

Ieri pomeriggio, proprio nell’ora dei funerali di Carlo Castagna, la Rai (non Tele San Marino, con tutto il rispetto per Tele San Marino) ha avuto l’ardire di mandare in onda una trasmissione nella quale, ancora una volta, si è voluto sciorinare tutto il vergognoso armamentario del falso “innocentismo”, dell’“errore giudiziario”, delle “prove” (ma quali?) a discarico di Rosa&Olindo - la famigerata ditta degli orrori - che i giudici si sarebbero rifiutati di ammettere al processo.

Tutta roba trita e ritrita, tangenziale, inutile e indifferente: i coniugi Romano hanno avuto le condanne confermate in tre gradi di giudizio, sono stati inchiodati dalle prove materiali nonché dalla coraggiosa testimonianza di Mario Frigerio (anche lui, purtroppo, scomparso) e infine spacciati dalle loro stesse confessioni.

Ammissioni che hanno poi voluto ritirare, incoraggiati in questo dalla complicità di chi ha voluto solo e soltanto sfruttare il potenziale mediatico di quel terribile fatto di cronaca, di chi ha cercato in tutti i modi di incassare gli interessi della morbosità, i dividendi della più sfacciata disonestà. Il tutto tirando in ballo – e sporcando – termini nobili come “giustizia” e “verità”. Niente di meno che un insulto per chi ha perduto, in una tragica notte, moglie, figlia e nipotino. Purtroppo, la Rai non sarà stata neppure sfiorata dal sospetto di compiere un abominio: la circostanza dei funerali, per qualche ottuso autore televisivo, è diventata l’“occasione” da cogliere per inseguire un miserabile punto di audience in più.

La verità, per quel che noi umani possiamo saperne, è che i due coniugi condannati sono colpevoli e stanno pagando per quel che hanno fatto. E vero è anche che nel giorno del suo funerale Carlo Castagna avrebbe meritato di essere pienamente celebrato per quel suo gesto straordinario – “scandaloso” ha scritto Fulvio Panzeri nel toccante editoriale qui pubblicato domenica – che ne definì tutta la statura: il perdono offerto agli aguzzini, anche di fronte all’ostinazione, e alla povertà umana, di chi non ha mai avuto una parola di pentimento.

Un perdono che la maggior parte di noi non seppe o non volle comprendere: qualcuno gli diede, a mezza bocca, del “matto”, altri pensarono a una posa, a un atteggiamento studiato quanto insincero. Matti e insinceri eravamo (e siamo) noi: inadatti a comprendere la semplice e umile grandezza di un uomo che fino in fondo seppe abbracciare il credo cristiano.

C’era da sperare che almeno il giorno del suo funerale certe vergognose manfrine gli venissero risparmiate. Così non è stato e la Rai ne è responsabile fino in fondo, ovvero fino all’abissale profondità di quella che viene definita tv del “dolore”. Una parola nobile e pura, questa, ancora una volta usata fuori posto: il dolore è una cosa seria, la rappresentazione che ne fa certa tv è grottesca e irrispettosa. Quella non è tv del dolore: è spettacolo del disonore, circo della slealtà e della sfrontatezza. Speriamo che qualcuno racimoli dignità e coraggio a sufficienza per chiedere scusa a Carlo Castagna: non è troppo tardi, vista la sua irremovibile convinzione dell’esistenza di una vita oltre quella terrena. Comunque, per chi gli ha mancato di rispetto, sarebbe l’occasione per alzare, probabilmente per la prima volta, gli occhi a quel cielo che il signor Carlo guardava invece così spesso.

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