Como in coda  quante occasioni  perdute

Como in coda

quante occasioni

perdute

Quando Lucio Battisti e Mogol composero il brano “Sì viaggiare”, certo non pensavano a Como se non nella strofa in cui si dice “evitando le buche più dure”, salvo arrivo della tappa del Giro d’Italia.

Perché a Como viaggiare, cioè muoversi sulle strade è sempre più difficile nelle ore di punta che si allungano. Quasi impossibile se si va su quattro ruote e non è agevole neppure con due, costretti a infilarsi in rischiosi pertugi d’asfalto. Dice: bella scoperta, quando trovi anche l’acqua calda facci un fischio. Però, il caos costante a Como è un problema serio. Una questione di vivibilità e di salute, un caso clima in in “sedicimillesimi”. Se nessuno interviene in fretta, a pagare caro saranno soprattutto le prossime generazioni.

L’incidenza tra smog prodotto dai motori a combustione interna e polveri sottili su patologie gravi e e letali come tumori o seri problemi all’apparato cardio respiratorio è accertata. Clinici di fama lo hanno segnalato con rigore scientifico nel primo numero del nostro inserto Salute&Benessere. Impensabile lasciare le cose come stanno o arrendersi all’ineluttabile conformazione morfologica della convalle. La verità è che la situazione, già grave, è peggiorata negli ultimi anni per una serie di fattori. Il primo è legato all’enorme edificazione che ha trasformato e addensato dal punto di vista della popolazione soprattutto le periferie e fatto nascere nuove esigenze di collegamento con il centro che, stante le endemiche difficoltà del trasporto pubblico, hanno portato nuovi flussi di traffico automobilistico. I timidi tentativi di incentivare il “car pooling” si sono infranti sullo scoglio delle nostre brutte abitudini di automobilisti.

Poi ci si è messo anche il forse imprevedibile boom del turismo e delle gite del fine settimana sul lago, con i nuovi insediamenti ricettivi e la sregolata trasformazione del tessuto urbanistico, calamite che hanno attratto altre migliaia di lamiere semoventi su ruote. Le politiche attuate per tentare di lasciar fuori il caos della porte della città si sono rivelate timide o neppure ci sono state. Chiaro, nessuno ha in tasca la soluzione di un rebus che metterebbe alla prova i campioni della Settimana Enigmistica, ma, nel tempo, vi è stata un mancanza di programmazione da parte della politica. Città con flussi turistici anche inferiori a quelli nostrani hanno saputo attrezzarsi. Certo, sono più fortunate sotto il profilo della conformazione. I fenomeni però bisogna saperli governare. Persino quelli della natura. È incredibile come, dal territorio, non vi sia stata una mobilitazione forte per sottolineare come quella del secondo lotto della tangenziale sia un’esigenza vitale per Como e i comaschi. Togliere il traffico di attraversamento vorrebbe dire risolvere circa il 50% dei problemi. Per il resto, cantandola con Battiato “ne abbiamo avute di occasioni, perdendole” e, checchè ne dica il grande artista siciliano, le stiamo rimpiangendo. Nei tempi più floridi per la casse pubbliche e quando la politica aveva la capacità di programmare ci è passato davanti, senza fermarsi il metrò leggero, si è materializzata la Borgo Vico bis poi naufragata tra i pasticci delle spese di progettazione, tanti piani per parcheggi e innovazioni viarie che ci si poteva permettere sono rimasti a fermentare nei cassetti di palazzo Cernezzi. L’unica opera realizzata, oltre al malandato viadotto dei lavatoi, è stato il girone che, però, dopo 34 anni di onorato servizio, mostra le stimmate degli aspiranti pensionati quota 100.

Certo, ai tempi la percezione dei fenomeni era diversa, anche dal punto vista ambientale. Adesso che è chiara nella sua allarmante spietatezza mancano quattrini e impulso programmatico della politica. Oltre al coraggio di interventi impopolari come tutti quelli che guardano al futuro ma devono pagare una tassa per il presente. Perché purtroppo, vale sempre la massima per cui “meglio un voto oggi che una generazione sana domani”. E tirare in ballo il fatto che togliere le auto dalla Città Murata parecchi lustri fa sotto una pioggia fittissima di strali abbia portato anche e più che mai oggi tutti i benefici di un centro bello vivibile e adeguato a una città che si bagna i piedi nel più suggestivo lago del mondo, è accolto come uno stucchevole esercizio di retorica.

Forse ci vorrebbe anche qui una Greta Thunberg, la ragazza svedese che sciopera per il clima e ha attirato su di sé e sul problema l’attenzione di tutto il mondo. A noi servirebbe anche meno per alleviare i nostri quotidiani tormenti viari.


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