Como, Pd sull’orlo
di una crisi di nervi

Solo cinque anni fa, con le primarie che portarono alla candidatura di Mario Lucini, il percorso per la scelta del candidato sindaco di Como del centrosinistra è apparso lineare. Non a caso forse, è stata l’unica volta in cui è arrivato il risultato vincente anche nelle urne successive. Quello che è accaduto dopo si sa, ma è un altro discorso. Se si va a ripercorrere la storia recente degli antenati del Pd lariano (Pds, Ds, Popolari, Margherita) si ritrova sempre lo stesso clichè: un giro di tante chiese della società civile alla ricerca del personaggio in grado di spostare voti e attrarre quell’elettorato moderato che determina sempre l’esito delle elezioni. Una serie di rifiuti incassati e poi una candidatura, anche nobile ma sempre di ripiego e destinata a schiantarsi. Una leggenda metropolitana forse non troppo tale parla dell’investitura di un candidato derivata da un errore di omonimia. Forse anche l’approdo di Luca Gaffuri alla contesa poi perduta con Stefano Bruni ebbe una genesi meno travagliata, derivata dal ruolo di leader dell’opposizione conquistato sul campo, cioè nell’assemblea di palazzo Cernezzi, dall’attuale consigliere regionale, come peraltro accadde a Lucini.

In questo giro sembra di rivedere il film del passato. Esponenti del principale partito del centrosinistra in tour per incassare illustri dinieghi dalla società civile: Barbara Minghetti prima, Giuseppe Battarino e Paolo Furgoni (sia pure con motivazioni diverse) oggi, altri con ogni probabilità domani. Del resto, l’accelerazione impressa al centrodestra dalla vittoria dei no ai referendum che ha portato all’investitura di Mario Landriscina (qualcuno dice che la partita non è chiusa ma per riaprirla servirebbe un colpo di scena davvero clamoroso) non contribuisce a incentivare che eventualmente aspiri alla più che scomoda eredità di Lucini. Il responsabile del 118 è una candidatura forte, credibile, espressione della società civile e in grado di intercettare un elettorato che va oltre l’alleanza di centrodestra che dovrebbe esprimere. Proprio la figura, insomma, che il Pd sta cercando. Peccato che gli altri ci abbiano pensato prima e che, comunque Landriscina, abbia un background politico vicino alla destra.

Se però il Pd fatica a trovare un candidato adeguato è anche perché il partito si presenta diviso in due anime che convivono pacificamente solo in apparenza. La prima fa capo a Chiara Braga, parlamentare e componente della segreteria Pd di Renzi, l’altra è rappresentata dal “cerchio magico” che gravita attorno a Luca Gaffuri e finora sembra avere la meglio nelle scelte, o meglio, nelle non scelte di quello che è ancora il partito di maggioranza relativa in città e provincia.

Anche sulle strategie per la scelta del candidato sindaco ci sono atteggiamenti diversi. Mentre Gaffuri e il segretario cittadino temporeggiano sulla triade Legnani, Iantorno, Favara finora unica in campo per le primarie, altro terreno di scontro nel partito, Braga e altri cercano di esplorare strade diverse per approdare a un profilo più adeguato alla contesa tripolare con Landriscina e Alessandro Rapinese. Il risultato è uno stallo non dissimile da quello in cui finiscono gli aerei prima di schiantarsi. Per questo, nel partito e nello stesso centrosinistra non mancano malumori e iniziative per lo più estemporanee. In vista delle elezioni di primavera e della partita politica nazionale complicatasi dopo il ko referendario e le dimissioni del governo Renzi, sarebbe ora di fare chiarezza, anche per il bene del territorio e di Como che ha bisogno di un progetto di governo adeguato alle trasformazioni della città e alle sfide dell’economia. L’unica occasione per un partito che rischia di finire sull’orlo di una crisi di nervi potrebbe essere quella del congresso. A livello nazionale, con Renzi smanioso della resa dei conti con la minoranza (e viceversa) la corsa è già partita. Le ricadute ci saranno a livello locale dove la divaricazione non è speculare alla spaccatura tral’ex premier e la sinistra interna. Anche sul Lario, peraltro, le storie politiche degli attori in campo, pesano non poco.

Non sarebbe però male fare chiarezza e presentare agli elettori, nonché agli eventuali candidati sindaco, un partito con rapporti di forza definiti, in grado di prendere posizioni non sfumate ed elaborare una proposta politica efficace per la città. Forse sarebbe anche un modo per reggere l’impegnativa sfida lanciata dal centrodestra con Landriscina.

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