Il 18 marzo a Como

la primavera del bello

«Passa la bellezza, passa in fretta, passa veloce, passa in bicicletta, mi passa accanto, corre così in fretta che non l’ho presa stretta». Parole di Mauro Pagani per sottolineare non solo la fragilità del bello, ma anche la nostra incapacità di catturarlo, la nostra inadeguatezza al suo confronto. E così Como, nata appositamente per valorizzare questo lago e questi monti che mozzarono il fiato anche ai ruvidi legionari di Giulio Cesare, ha goduto per secoli, per millenni di questo panorama unico, di questi scorci ripresi dai pittori, cantati dai poeti, luogo di ispirazione per musicisti e cantori, scenario naturale per il cinema d’autore quanto per quello da blocbuster. Ma è bastato un cortocircuito politico – burocratico – tecnico – giuridico per guastare tutto: in pochi anni abbiamo guastato quello che l’uomo aveva costruito per godere di quello che la natura aveva creato. Battiamoci le mani da soli. Meritiamo un applauso per questo capolavoro di bruttezza. Per quella palizzata che ci fa sembrare dei polli d’allevamento, per quella grata davvero ingrata nei confronti del lago e non c’è giardinetto posticcio, non c’è Libeskind, non c’è promessa da marinaio che riesca a eludere il problema. Il lungolago non c’è. Non c’è più. Non tornerà mai come prima. Ci verrà restituito con un attimo di magnanima generosità, ma all’orizzonte si riaddensano le nubi di un nuovo cantiere per le fondamentali paratie (mentre tutti hanno tenuto il conto delle devastanti esondazioni di questi otto anni: c’è chi ha problemi maggiori dimenticando aperto il rubinetto della vasca da bagno). E saremo daccapo. Nuove gare, nuovi appalti... Nuove irregolarità? Nuovi stop? Una nuova ferita? Avremo imparato la lezione? Si sono dette tante frasi fatte, in questi anni, osservando i pannelli che, beffardamente, ancora scansiscono un cronoprogramma che afferma che tutto sarebbe stato completato quattro anni fa. Tra le più ricorrenti c’è «I nostri ragazzi non si ricordano il lago com’era prima». Ebbene, è verissimo. Grazie a BiBazz, il portale giovane de La Provincia, entrando a contatto i ragazzi delle nostre scuole, alcuni non ancora maggiorenni, quindi, la passeggiata è solo un vago ricordo d’infanzia, rimane nelle foto con i passeggini (come quelle che abbiamo pubblicato proprio su queste pagine), nelle immagini delle cartoline (così diverse, invece, da quelle che abbiamo recapitato a Roma 263 giorni fa per svegliare il Palazzo). La giornata di piazza Cavour sabato 18 marzo è anche per loro. Ci saranno gruppi musicali, poeti, ragazzi, esponenti della società civile che hanno aderito con grande entusiasmo a questa iniziativa che spalanca le porte delle “Primavere de La Provincia”. Perché, frase fatta delle frase fatte, anche se di padre nobile, è vero che «la bellezza salverà il mondo». Ma quando lo diciamo non pensiamo mai al contraltare: la bruttezza lo distruggerà, e noi dobbiamo contribuire, con ogni mezzo, anche con quelli artistici, a sconfiggere questa bruttezza.


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