Il comune cancella  il futuro di Como

Il comune cancella

il futuro di Como

Ma sì, tagliamoci gli attributi per far dispetto alla moglie. Solo che, in questo caso, la consorte è Como è il suo futuro. Il no, stra annunciato, della maggioranza comunale alla proposta dell’associazione Officina Como per il recupero dell’area Ticosa con la realizzazione di un polo della creatività, di un housing sociale e di un parcheggio (sì c’era anche il parcheggio che sembra essere il massimo di progettualità che, fino a prova contraria, questa amministrazione riesce a esprimere) va esattamente in questa direzione. Purtroppo è il modo con cui per troppo tempo si è fatto e si continua a fare politica a Como. Beandosi delle sconfitte altrui piuttosto che dei propri successi che, infatti, si contano sulle dita della mano di un mutilato. E pazienza se non si incassa nulla. O forse proprio per questo. Chissenefrega se ci va di mezzo la moglie, cioè la città a cui si dovrebbe voler bene, se non altro per contratto e per aver ricevuto la fiducia dei cittadini.

Inutile fare quelli che arrivano giù con la piena. Oltretutto la proposta di Officina, anche questo lo sanno pure i sassi muschiosi della Ticosa, aveva ottime possibilità di essere finanziata dalla Fondazione Cariplo: fin troppo munifica (vedi alla voce Villa Olmo) con chi regge le sorti comasche. Perle ai porci, con tutto il rispetto, verrebbe da dire. Per comprendere le reali ragioni del “niet” basta passare al setaccio le motivazioni. Poco parcheggio sarebbe la prima, senza peraltro che vi sia stato un approfondimento. No all’housing sociale perché in città si sono già costruiti troppi alloggi rimasti vuoti e poi chi volete che vada ad abitare vicino al cimitero? Un camposanto che dev’essere sorto di recente nella zona se è vero che solo pochi anni fa la stessa maggioranza politica che oggi regge palazzo Cernezzi con anche più di un personaggio in entrambi i “governi” cittadini e i consigli comunali, aveva siglato un accordo con la multinazionale olandese Multi per far sorgere un nuovo quartiere con abitazioni nell’area dell’ex tintostamperia. Se poi si ascoltano i rumors per cui si starebbe valutando l’ipotesi di modificare il Piano di governo del territorio voluto dalla precedente amministrazione e dall’assessore Lorenzo Spallino che non consente nuove edificazioni sul territorio comunale, si comprende ancora di più quanto siano speciose le ragioni del diniego. Gli stessi pissi pissi parlerebbero di un progetto alternativo dell’attuale maggioranza pronto a spuntare da qualche cassetto. Che magari riuscirebbe ad arrivare all’esame della Fondazione Cariplo i tempi per ottenere i finanziamenti, cosa ritenuta impossibile per l’elaborato, già pronto e tangibile di Officina. Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò se ci fosse da ridere per l’ennesimo rovescio di Como sul terreno dell’area ex Ticosa.

Nessuno sembra preoccuparsi del fatto che questo rifiuto rischia di essere un tratto di penna che cancella il futuro di Como. Perché la proposta di Officina e del suo presidente, Paolo De Santis, si basa su alcuni presupposti di natura economica. Uno di questi è che il tessile, dopo la radicale trasformazione intervenuta negli ultimi anni, si è ormai spostato all’esterno della città. E che il turismo ancora non ha trovato una definizione tale da poter diventare il settore trainante per la formazione del Pil comasco. L’idea è quella di investire sui giovani, appunto sul futuro. Anche per evitare che i migliori di loro si formino qui e siano poi costretti ad andare all’estero per mancanza di opportunità. C’è qualcuno tra coloro che stanno leggendo queste righe che non ha un figlio, un nipote, un congiunto o un conoscente in questa condizione? A Como resterebbe solo il turismo: un destino che sembra accomunare la nostra città al resto del Paese. Un bel giardino visitato da coloro che poi se ne vanno a progettare futuro altrove.

E se è vero, come sussurrano le voci di corridoio, che il sindaco Mario Landriscina non sarebbe stato ostile alla proposta di Officine, su cui peraltro aveva speso parole favorevoli il consigliere Franco Brenna, molto vicino al primo cittadino, ma ancora una volta, si sia piegato alle solite logiche che imperano a palazzo Cernezzi, sarebbe opportuna una riflessione. In altri tempi coloro che si sono seduti sulla sua poltrona, di fronte alla convinzione di una scelta positiva per la città non si facevano scrupoli ad andare avanti contro chiunque e a correre il rischio di perdere la fascia (tricolore) ma non la faccia.

Se la Cina è diventata quella che è oggi è anche grazie a Deng Xiao Ping che perseguiva la celebre massima per cui non è importante il colore del gatto purché acchiappi i topi. A Como restano solo i topi: le uniche specie viventi a cui è data facoltà di risiedere in Ticosa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA