La strage, la domanda  e Il mistero in un chilo

La strage, la domanda

e Il mistero in un chilo

Ventuno virgola sette centimetri più milletrecento grammi. Sono i numeri fondamentali della strage nel palazzo di Giustizia di Milano con una scia di sangue - quattro morti - e di terrore.

Il primo numero si riferisce alla lunghezza della pistola Beretta 9x21 usata da Claudio Giardiello per uccidere. Il secondo al peso medio del cervello di un uomo.

La domanda che tutti si fanno è: come ha fatto questa persona a entrare nel tribunale più importante e protetto d’Italia portando una pistola? Le risposte tecniche sono state fornite ma restano tutte insoddisfacenti.

Sapere che Giardiello sia entrato procurandosi un falso tesserino da esibire nell’unico ingresso del tribunale non presidiato da metal-detector non è una risposta che tranquillizza. Perché allora chiunque può dotarsi di un tesserino, di un pass, di un documento finto e accedere nei luoghi più delicati e protetti della nostra società. Il killer aveva premeditato tutto con il falso tesserino e con la pistola Beretta 9x21. La premeditazione non alleggerisce, aggrava il corto circuito nel sistema di protezione. Bisogna capire che cosa non ha funzionato nei controlli. Una disattenzione delle guardie giurate che gestiscono l’ingresso di quattro-cinquemila persone al giorno nel Palazzo di Giustizia di Milano? Queste cifre non giustificano disattenzioni e negligenze. Il livello di sicurezza non può dipendere da quanti individui si devono controllare.

Allora come ha fatto quest’uomo a entrare armato con una pistola lunga più di 21 centimetri in un tribunale? La spiegazione che ci sono quattro entrate e una sola è quella priva di metal-detector è inutile. Dicono che da lì entrano solo magistrati, avvocati e personale del Palazzo di Giustizia. Dopo la strage anche questo ingresso sarà controllato come gli altri tre. Ma perché non lo era prima dei quattro morti? La risposta rivela il vero punto debole di ogni sistema: si protegge dagli estranei, mai da se stesso. È una questione psicologica: pensiamo sempre che il nemico sia fuori di noi. Ecco quindi la retorica anti stranieri, anti immigrati, anti sconosciuti, anti tutto. Poi, la realtà più triste e tragica ci porta a fare i conti con i morti di un killer che è dentro il sistema.

I magistrati, gli avvocati, il personale del palazzo non viene controllato perché fa parte del sistema e quindi quando mai potrebbe rivoltarsi contro? La tragedia dell’aereo Germanwings fatto precipitare dallo stesso co-pilota ha dimostrato che contro il nemico interno non c’è sicurezza che tenga. Sono state superficiali e purtroppo anche ridicole le polemiche sull’efficienza tedesca oscurata da quella strage. Così come lo sono quelle di chi oggi dice che l’Italia è un colabrodo e allora figuriamoci se invece di Giardiello in giacca e cravatta e pistola, si fosse presentato un barbuto dell’Isis con in mano il coltello tagliagole. O di chi dice che se questa è la sicurezza allora chissà cosa ci potrà capitare con l’Expo e i suoi milioni di visitatori da tutto il mondo.

Polemiche di menti corte, più della Beretta 92. Dopo questa strage saranno rivisti tutti i protocolli di protezione dei tribunali e di tanti altri luoghi pubblici perché i cittadini hanno il diritto di sentirsi sicuri. Anche se la sicurezza totale è impossibile. Non c’è neanche nelle società militarizzate.

Il rischio zero è un’aspirazione, un sogno, ma non esiste. La strage dell’aereo, quella del tribunale di Milano e le tante altre precedenti e quelle verranno dimostrano che ogni sistema ha un punto fragile e vulnerabile: pesa poco più di un chilogrammo. È il cervello umano. Che resta sempre un mistero.


© RIPRODUZIONE RISERVATA