Landriscina e la giunta  a trazione leghista

Landriscina e la giunta

a trazione leghista

Nell’immortale canzone “Nessuno mi può giudicare”, Caterina Caselli dice che “la verità ti fa male”. Non è dato a sapersi se Mario Landriscina consideri perniciosa, dal punto di vista politico, l’attribuzione di filo leghista che gli è stata consegnata dopo l’apparizione sul palco con Matteo Salvini durante il comizio del ministro a Como lunedì scorso. Il sindaco si è affrettato a smentire questa vicinanza, sempre politica, di amorosi sensi con il partito di Alberto da Giussano (ultimo simbolo della vecchia gestione sopravvissuto alla nouvelle vague salviniana) e ha precisato grosso modo che la sua presenza doveva essere considerata “istituzionale” , data la visita di un esponente del governo in città. Ora si sarebbe potuto anche sorvolare sull’abbraccio tra i due, ben poco protocollare, e anche sull’assenza della fascia tricolore che il primo cittadino di Como avrebbe dovuto cingere, rituali ormai sorpassati.

Ma è stato difficile non notare, e tra gli altri lo ha fatto con un perfido comunicato la stampa la consigliera comunale del Pd Patrizia Lissi, come, in un’analoga occasione pubblica comasca, quella della manifestazione contro gli skinhaeds con cinque ministri del governo, allora di centrosinistra, piombati in città, Landriscina abbia preferito andarsene a spasso. Chiaro, ciascuno è libero di fare ciò che gli pare. Perciò se il sindaco ha puntato sull’asso salviniano ed evitato il pokerimissimo del centrosinistra, di cui forse aveva intuito il bluff elettorale, sono fatti suoi. Se poi si sta a invocare la coerenza in politica, di questi tempi, ciao core…

Allora forse è meglio guardare alle azioni più che alle parole. A quanto, cioè, realizzato dalla giunta guidata da Landriscina in questi quasi due anni di guida della città e ai segnali politici oltre che amministrativi arrivati ai comaschi. Si può dire che non vadano in direzione della Lega? Cominciamo dalle persone. Gli uomini forti dell’esecutivo cittadino sono due donne: la prima è il vice sindaco Alessandro Locatelli di cui è difficile trovare un solo filamento di Dna non salviniano, l’altra è Elena Negretti, assessore ed esponente della lista civica del primo cittadino, che durante il comizio è stata immortalata con indosso una maglietta celebrativa del “capitano”. Con l’uscita di Forza Italia dalla squadra del primo cittadino, il governo comasco si regge di più e con ambiti di azione piuttosto precisi e definiti sull’asse sovranista Lega-FdI, un laboratorio di quanto si starebbe preparando a livello nazionale, frenato dalle nostre parti forse solo dalla nota e atavica difficoltà di Alessio Butti, parlamentare e dominus del partito di Giorgia Meloni, a rapportarsi con i fu padani. A questo si aggiunge l’addio ai Fratelli medesimi di Patrizia Maesani, presidente della commissione urbanistica di palazzo Cernezzi, che sbattendo la porta ha sottolineato il predominio politico della Lega su questa giunta.

Se si spostano poi i riflettori sui provvedimenti adottati dalla giunta, non una pletora in verità, si inquadrano la modifica del regolamento di polizia locale con un’accentuazione delle sanzioni contro accattoni e ambulanti, le panchine sradicate in piazza San Rocco perché vi stazionavano gli stranieri, la blindatura dell’autosilo in Val Mulini alloggio di fortuna di alcuni richiedenti asilo, nonché la chiusura del centro di via Regina, non di stretta competenza comunale, senza però alcun diniego politico da parte della maggioranza con l’eccezione di Measani e Alessio Butti. Infine la volontà di “ripopolare” con alloggi di poliziotti la multietnica via Milano Alta. Non serve neppure adottare il metodo investigativo dell’ispettore Poirot per comprendere come sia la trazione leghista, con in primo piano le tematiche dell’immigrazione e della sicurezza, a far viaggiare l’ingolfato motore dell’amministrazione.

Nulla di male, intendiamoci. Ciascuno è legittimato a individuare le priorità che ritiene tali. All’opinione pubblica, però, spetta il compito di verificare se siamo tali anche per il benessere di Como e dei suoi cittadini, anche di coloro che non hanno votato Lega mentre sceglievano Mario Landriscina per la carica di sindaco. Forse da qui deriva quella verità che potrebbe fare male, politicamente, al sindaco e alla giunta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA