Le piazze e la città  che cambia in meglio

Le piazze e la città

che cambia in meglio

Come un’enorme esondazione, si passi la metafora, la vicenda paratie e le relative inchieste giudiziarie, in tutta la loro gravità e complessità, e in attesa di quelli che saranno gli esiti finali, dal punto di vista dell’immagine hanno sommerso un po’ tutto a Palazzo Cernezzi, faraone, cavalli e cavalieri. Con il risultato che i giudizi sull’attuale amministrazione comunale sono completamente condizionati dalla vicenda lungolago, che resta uno scandalo internazionale, ci mancherebbe, ma che ha visto ripartiti errori e responsabilità in un intreccio annoso e complicato, popolato di un nugolo di personaggi, non certo del solo Lucini o della sua giunta. Che pure di errori non se ne è fatti mancare.

Non è facile spiegarlo al popolo del web, quello dal clic e dall’invettiva facile, il regno dei mai contenti che è facilissimo aizzare e arduo ricondurre nei confini del ragionamento sereno, del confronto fra idee diverse. Questo clima, che peraltro la giunta Lucini in molti casi non ha contribuito a dissolvere, anzi, ha fatto passare in secondo piano quella che davvero è stata una rivoluzione nel centro storico della città, l’ampliamento della zona a traffico limitato ai Portici Plinio, piazza Grimoldi, piazza Volta e via Garibaldi e la sistemazione dei relativi spazi urbani.

Si potrà discutere all’infinito sui progetti, sulla bellezza o meno delle soluzioni adottate, sulla scelta dell’arredo e mai si troverà un accordo. Troppo porfido in piazza Volta? Orribili le panchine “mortuarie”? Era meglio prima? Può darsi, questione di gusti, ma fatto sta che in piazza Volta in questi giorni la gente sulle panchine si siede, specie i turisti che non distinguono tra panchine di centrodestra o centrosinistra e che fino a qualche mese fa per sedersi avevano a disposizione giusto un pallone di marmo. Non ci volevano le piante in piazza Grimoldi? Sono brutte le luci a forma di fiammifero? E’ stato sbagliato nascondere i reperti trovati sotto l’asfalto? Personalmente trovo alcune scelte azzeccate e altre meno, ma è del tutto normale. Forse è meno normale che chi ora si lamenta perché la facciata della chiesa è nascosta da un ramo o perché la mattonella è di un marroncino troppo cupo si dimentichi che per cinquant’anni lì c’è stato un parcheggio (spesso selvaggio) senza che nessuno dicesse bè, o che fino a pochi mesi fa fermarsi ad ammirare la facciata di San Giacomo sarebbe stata una prova di sopravvivenza tra autobus, auto in doppia fila e motorini rombanti.

Certo, alcune scelte pasticciate o tanti clamorosi autogol – specie a livello di comunicazione - l’attuale amministrazione avrebbe anche potuto evitarli. Il tira e molla sui parcheggi delle moto in via Rubini, ad esempio, con tanto di residenti in piazza e firme e proteste: oggi si scopre che a lavori finiti i posti spariranno e saranno ricavati più avanti, nella piazzetta. Perché non dirlo prima? Delle due l’una: o lo si sapeva già, per cui a Palazzo Cernezzi amano farsi del male e lo hanno taciuto apposta, o, più probabile, ci si è accorti a cose fatte che il sistema non funzionava. In questo caso, sarebbe bastato fare un mea culpa e trovare una soluzione alternativa, incassando il consenso dei residenti. Invece ci si è incaponiti a difendere la scelta e si è inutilmente fomentata la protesta, per poi alla fine cambiar comunque idea. Stesso discorso per piazza Roma, dove i posti auto per residenti sono diminuiti e cresciuti in un balletto poco comprensibile al cittadino, o, in un altro ambito, per la scelta rientrata di unificare il centro cottura delle mense scolastiche.

Al netto di questi errori pacchiani occorre però riconoscere alla giunta di avere fatto quello che si chiede a chi voglia amministrare in democrazia: decidere e scegliere, assumendosene la responsabilità, ascoltando gli interessati (meglio prima) e senza farsi condizionare dalla piazza, dalle barricate ideologiche o dai bastian contrari di professione. Quelli che non fanno, per cui non sbagliano mai.


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