Lucini e un clima  che parte da lontano

Lucini e un clima

che parte da lontano

Una persona ieri, di fronte alla locandina de La Provincia che segnalava uno dei personaggi condannati nella “rimborsopoli” regionale commentava: “Non ci crederò mai che abbia commesso illeciti. Lui è onesto”. Con ogni probabilità aveva ragione, eppure la sentenza, sia pure di primo grado quindi modificabile, c’è stata. Per la verità giudiziaria quel politico ha commesso dei reati.

La stessa incredulità del passante è stata espressa con ovvia maggior risonanza per il verdetto del processo paratie a carico dell’ex sindaco di Como, Mario Lucini che ha ottenuto un’assolutamente doverosa solidarietà addirittura bipartisan. Vicinanza sincera, espressa da coloro che hanno avuto a che fare direttamente con il predecessore di Mario Landriscina. Di lui, e della sua azione amministrativa, si può dire di tutto ma MAI (il maiuscolo è voluto) che non sia un uomo onesto. Certo è un testone, uno che a volte tira dritto senza guardare in faccia e nessuno e, soprattutto, senza ascoltare nessuno. Possiede un carattere non facile e, c’è da essere quasi certi che, se sta leggendo queste righe, si adombrerà. Ma nessuna di queste caratteristiche costituisce reato. Caso mai potrebbe rappresentarne una concausa ma certo non dolosa. E allora perché Lucini e altri personaggi sono stati giudicati e condannati? È buona abitudine non commentare le sentenze soprattutto prima di conoscere le motivazioni, ma i contesti in cui maturano si possono analizzare. Da sgombrare subito è il campo dei magistrati, della cui dirittura intellettuale non si dubita mai. Altrimenti viene giù tutto. Caso mai è il caso di riflettere su un clima che arriva da lontano ed è compenetrato nella società e nella stessa politica. Quello per cui chi ha a che fare con la cosa pubblica sia mosso da intenti truffaldini e anche se non lo è finisce per adeguarsi all’andazzo. Da qui lo stormir di sospetti che ha condizionato e influenza anche il formarsi delle leggi su cui insiste il paradosso per cui i politici se da un lato tentano di cucirsi addosso norme che gli conferiscano l’impunità per determinati comportamenti, dall’altro infilano leggi e leggine per cui anche ordinare un mazzo di fiori diventa passibile di reato. Sono come le regnatele che trattengono le prede piccole e non quelle grosse. Ma la colpa alla fine è degli stessi politici che con il loro agire hanno contribuito più di tutti a creare questa situazione. Su Tangentopoli come capita a ogni fase storica oggetto di revisionismo si tende a confondere in maniera pericolosa il bambino con l’acqua sporca. E l’acqua lì era lercia, putrida e stagnante. Perché i partiti, quasi tutti se non tutti, consideravano ormai un costume quello di disporre in maniera libera e impunita del denaro e della cosa pubblica.

Chi si ricorda del discorso di Craxi (di cui ieri ricorreva l’anniversario della morte) in Parlamento, della famosa chiamata di correo, in cui l’allora leader del Psi sostenne che rubavano tutti perché altrimenti i costi della politica e perciò della democrazia non sarebbero stati più sostenibili? E allora, al di là di alcune gravi e anche tragiche degenerazioni di Mani Pulite bisogna stupirsi se si è consolidato in clima che continua a mietere vittime giudiziarie magari innocenti? I sospetti peraltro erano diffusi ben prima che Antonio Di Pietro facesse irruzione nell’ufficio di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio di Milano. Gli scandali che coinvolgono i politici esistono fin da quando è nato il regno d’Italia, anch’esso figlio di trame poco commendevoli. E c’è anche il dopo Tangentopoli: le tante inchieste, tra cui in buona parte la stessa sui rimborsi in Regione Lombardia, in cui accanto a un presunto “fumus persecutionis” è venuta fuori anche la ciccia, bella grassa, dell’illegalità. Con gli italiani comunque sempre pronti a impugnare l’uncinetto e a trasformarsi nelle tricoteuses appostate sotto le ghigliottine della rivoluzione francese.

Chiaro che se l’andazzo è questo diventa difficile dare torto a Lorenzo Spallino, ex assessore di Lucini: sarà sempre più difficile che qualcuno sia tanto poco assennato da scendere in campo per fare politica. Così però il campo si rischia di lasciarlo a coloro che si buttano senza tanti scrupoli per l’esclusivo interesse personale. Oppure, ed anche peggio, a incompetenti senza né arte né parte e con nulla da perdere. Ci sarebbe da variare qualcosa. Questo sì sarebbe un cambiamento utile. Per la politica e per la società.


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