Martedì 12 Novembre 2013

Persone al centro

del caso Sisme

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Bruno Trentin, ex segretario della Cgil, diceva a proposito di Adriano Olivetti che l’imprenditore, benchè tra i più illuminati del secolo passato, non riuscì a cogliere a pieno che il lavoratore è altro dall’imprenditore, nel senso che è un’altra persona, con un’altra visione e altre necessità e l’accordo tra chi guida un’azienda e i suoi dipendenti passa per forza attraverso il conflitto.

Un’analisi interessante che viene in mente anche oggi al vedere tanti lavoratori presidiare la Sisme di Olgiate Comasco per lo sciopero ad oltranza. In ballo ci sono 223 posti di lavoro.

La riflessione di Trentin la fanno propria spesso anche i pedagogisti, i sociologi e gli psicologi analizzando le realzioni umane. Il bambino è altro dal genitore, la moglie è altro dal marito, il fratello dal fratello, il nipote dalla nonna e dalla zia.

Nei rapporti umani, che ogni giorno sono anche di forza, il conflitto è importante, litigare fa bene e sarebbe sbagliato annullare i conflitti. Non è che però ci si debba tirare bottiglie e sedie ogni giorno, ma se il conflitto vede le parti animate da spirito costruttivo allora il confronto produce risultato. Tutto questo per dire che alla Sisme si sta consumando un conflitto importante, da capire - e questo al momento non si può ancora capire con precisione - se votato alla costruttività o alla distruttività. C’è spazio per la seconda ipotesi e se non sembra esserci bisogno mettersi d’impegno e cercarlo. Perché? Perché avrà pure un senso se, rotte le trattative e proclamato lo sciopero ad oltranza, fino a l’altro ieri l’azienda ha consentito ai lavoratori si usare la corrente, i bagni e ha fornito legna da ardere per scaldarsi e se il direttore del personale si è accodato alle persone comuni che portano pasticcini, bancali da bruciare e salamelle a chi presidia il picchetto.

Il direttore del personale ha portato qualche giorno fa delle brioches ai manifestanti, senza pubblicizzarlo, ma per dire che capiva il sacrificio dei dipendenti. Ieri alle brioches sono seguite le tensioni, il conflitto. Il direttore e i lavoratori hanno cambiato idea? Umanamente non si capiscono più? Probabilmente si capiscono ancora, ma azienda e lavoratori devono digerire il fatto di essere diversi, su piani diversi e di dover arrivare a stringersi la mano su un terreno comune, ma pieno ancora di fango. Una volta digerito questo torneranno a litigare per costruire.

La speranza deve essere questa perché, come accadde per la Eleca di Cantù, l’ha capito anche la gente comune. Non per tutte le storie di difficoltà aziendali i passanti si fermano, tengono compagnia ai manifestanti, li ascoltano, portano cibo o lasciano una banconota.

Anche per la Sisme, come per la Eleca sta accadendo e ieri la Protezione civile ha offerto le tende da campo per riparare dal vento chi è deciso a stare in strada chissà fino a quando.

La tenacia del confronto farà il successo, soprattutto dopo che il caso Sisme sta varcando i confini locali e arriverà in Regione. La Lombardia saprà che in un paese del Comasco c’è una situazione aziendale grave, ma che bisogna cercare di risolvere per il meglio perché 223 lavoratori a casa sono un gran peso. Resta un dubbio. Le parti si stanno scornando, ad oggi con poco successo, ma i politici a Milano, che niente sanno dei pasticcini, delle brioches del direttore, delle salamelle, delle banconote de dei bancali da ardere, sapranno capire che a Olgiate si sta litigando perché si vuole e si deve fare la pace? Per 223 persone.

Carla Colmegna

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